"Quando Ibra fu squalificato per la prova tv, segnarono Del Piero e Trezeguet e la Juve vinse lo scudetto.
Questa frase estratta da un'intervista di Adriano Galliani sul caso Krasic è importante, se non importantissima. Costituisce un'ulteriore ammissione che il campionato 2006 fu regolare e che vinse la squadra più forte, nonostante le squalifiche.
A rileggere con attenzione le parole di Galliani ci è venuto un dubbio atroce: "Ma l'amministratore del Milan si sta allineando alla posizione di Andrea Agnelli?". L'ammettere che la Juventus vinse quello scudetto, senza parlare di titolo revocato, per noi rappresenta quasi un'ammissione.
Sottolineamo che è la seconda volta che ci troviamo d'accordo con l'amministratore delegato del Milan. In passato avevamo parlato di calcio italiano in declino a causa delle assurde decisioni di calciopoli e nelle settimane successive avevamo registrato queste dichiarazioni: «Uno degli effetti di Calciopoli è stato quello di aver inciso sul ranking Uefa dell'Italia.(...) Calciopoli «ha fatto sparire le squadre più forti dall'Europa e al posto loro sono andate formazioni meno attrezzate con tutto il rispetto per il Chievo, ma è chiaro che non può avere le stesse prospettive della Juve». Il problema dell'Italia per Galliani è che «non è una nazione bensì un insieme di comuni» e quindi «non ci si rende conto che in Europa ogni squadra fa corsa non solo per sè ma anche per gli altri».
Forse abbiamo frainteso....ma se non c'è due senza tre la prossima dichiarazione potrebbe essere clamorosa, visto che ipotizziamo la restituzione dei campionati alla Juventus. Chissà se Galliani, la penserà come noi del resto, è lui che ha parlato di "...Juventus che vinse lo scudetto..."
Seguimi su Twitter
tuttojuve
Tutte le notizie del sito di cui Massimo Pavan è Vicedirettore
Visualizzazione post con etichetta Moggi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Moggi. Mostra tutti i post
mercoledì 27 ottobre 2010
domenica 27 giugno 2010
ANALISI DA DIECI, MA SENZA LODE
Ho letto con attenzione come si sta trattando l'eliminazione dell'Italia. A caldo c'è stata la rabbia dei tifosi e il rapido processo a Lippi, iniziato e concluso in pochi secondi con la sua totale colpevolzza. Dopo le prime ore è iniziata invece l'analisi sulla crisi del calcio italiano, su come risollevare le sorti del paese, etc, etc.
Alcune testate hanno forse esagerato (le bare in copertina, francamente non le abbiamo capite), infatti qualcuno si è risentito (che carattere questo Pepe...!)
Prandelli sarà eroe nazionale e Balotelli e Cassano i nuovi paladini del nuovo mondo. In mezzo a questo mare magnum, ho apprezzato soprattutto l'articolo di Fabio Monti del Corriere della Sera di ieri, che analizza in modo puntuale i mali del calcio, ma allo stesso tempo, forse trascura "qualcosa".
Parla giustamente di stadi di proprietà, diritti televisivi, vivai, stranieri, tutti argomenti giusti, argomenti imprescindibili, che anche secondo noi hanno portato alla crisi.
Monti è molto onesto quando dice: " Soltanto la Juve ha deciso di costruire il proprio stadio; gli altri invocano la legge che agevoli la costruzione di nuovi impianti, ma resta il sospetto che in molti siano interessati soprattutto a tutto quanto sta intorno allo stadio del futuro (appartamenti e centri commerciali)."
Noi aggiungeremmo, la Juventus in questo è stata all'avanguardia e ha saputo creare un primo modello di business per uno stadio polifunzionale, Ci piacerebbe che anche qualcun altro lo ammettesse e non dicesse solo che "è stata colta un'opportunità favorevole". Chissà chi è, come dice Monti che invoca una "legge per l'agevolazione nella costruzione di nuovi impianti"..io qualche nome ce l'avrei.
Detto questo, un altro punto degno di nota, secondo me è il seguente: "... club italiani dal ’99, l’anno dell’introduzione dei diritti tv soggettivi, hanno sperperato 5,9 miliardi di euro: fra acquisto di giocatori (molti sottoutilizzati), ingaggi fuori mercato e stipendi di allenatori, da esonerare alle prime difficoltà, i presidenti non si sono fatti mancare niente... "
Mi piacerebbe chiedere a Monti a chi si riferisce, noi abbiamo sempre i nostri nomi pronti nel cassettino della scrivania comunque... del resto qualcuno (per chi ci segue con assiduità), avrà già individuato il pezzo i cui si parla di una società che ha speso in 15 anni 1,000 milioni in acquisti.
Riteniamo, inoltre che la legge Melandri sulla spartizione dei diritti tv non ha sicuramente migliorato la situazione. Non ci sembra eccezionale approvare una legge senza prima aver individuato i paletti della spartizione. In un mondo che va verso la Champions League dove sono solo 4 le squadre per ogni nazione (grazie a qualcuno... saranno 3 prossimamente), indebolire economicamente le più forti, non ha fatto altro che livellare verso il basso il tutto.
Non voglio qui parlare di campionato italiano, perchè alcuni tifosi dicono che quella squadra rubava, ma vorrei chiedere quali sono le uniche squadre italiane ad aver vinto in campo internazionale con molti italiani in campo e qual'è l'unica ad essere arrivata quattro volte in finale con un bilancio in utile e molti italiani in campo.
La risposta è facile. Quelle squadre erano espressione del calcio nazionale.
Quelle squadre sono quelle maggiormente penalizzate da calciopoli in un'indagine che "dopo l'intercettazione di Abete", pone dubbi inquietanti su tutta la gestione.
Forse quando si parla di crisi bisognerebbe parlare di cosa è successo dal 2006 e di come stiamo oggi. Era tutto sbagliato in quegli anni prima del 2006, è tutto giusto oggi?
I media che con una nazionale vincente, hanno "sputato bile" sulla squadra espressione di un calcio sostenibile, programmato e vincente, sapranno cambiare opinione o si nasconderanno di fronte alle lampanti evidenze odierne?
Ci piacerebbe che qualcuno sui quotidiani più letti, ci dicesse, per una volta che forse la Juventus non era il male da estirpare, Moggi non era il solo uomo nero e che forse, qualcuno ha sbagliato (a proposito, nessun giornale si chiede come mai 4 anni fa ci fossero sbobinatori leprihttp://www.corriere.it/sport/speciali/2010/mondiali-calcio-sudafrica/notizie/26-giugno-stadi-talenti-stranier-tv-8-settembre-calcio-italiano-monti_c96fcd00-80fb-11df-9a47-00144f02aabe.shtml ed ora sbobinatori tartarughe..).
Io spero che ci sia qualcuno che lo scriva, anche sui più importanti quotidiani italiani, prima o poi.
Monti è stato bravissimo nel suo articolo, ma per dargli la lode... manca ancora una piccola riflessione, spero che magari in futuro, la possa aggiungere.
ECCO L'ARTICOLO DI MONTI, FONTE http://www.corriere.it/sport/speciali/2010/mondiali-calcio-sudafrica/notizie/26-giugno-stadi-talenti-stranier-tv-8-settembre-calcio-italiano-monti_c96fcd00-80fb-11df-9a47-00144f02aabe.shtml
Premessa: non è indispensabile avere la migliore Federazione del mondo, per battere la Nuova Zelanda e pareggiare con la Slovacchia. Però questa eliminazione dal Mondiale, al di là della figuraccia, è l’8 settembre del calcio italiano ed è molto più grave, strutturalmente, di quella del ’66 e del ’74.
Questa uscita di scena così avvilente annuncia tempi grami, ma in fondo rappresenta la sintesi di quanto ha saputo produrre un movimento, dove si continua a litigare, senza che nulla funzioni davvero e dove la Figc è costretta ad un sostanziale immobilismo, che nessuno ha il coraggio di rompere.
Gli stadi di proprietà non avrebbero aiutato a superare il primo turno, ma resta il fatto che i club italiani dal ’99, l’anno dell’introduzione dei diritti tv soggettivi, hanno sperperato 5,9 miliardi di euro: fra acquisto di giocatori (molti sottoutilizzati), ingaggi fuori mercato e stipendi di allenatori, da esonerare alle prime difficoltà, i presidenti non si sono fatti mancare niente, quando avrebbero potuto mettere a frutto questo momento di straordinario benessere. Invece adesso si ritrovano con due miliardi di euro di debiti. Soltanto la Juve ha deciso di costruire il proprio stadio; gli altri invocano la legge che agevoli la costruzione di nuovi impianti, ma resta il sospetto che in molti siano interessati soprattutto a tutto quanto sta intorno allo stadio del futuro (appartamenti e centri commerciali). Gli impianti esistenti restano in mano agli ultrà: ci saranno anche i tornelli e i controlli sull’acqua minerale, ma continuano ad entrare petardi, bombe- carta, fumogeni.
Del resto i presidenti sono stati solerti nel provvedere a svuotare gli stadi e a riempire gli studi, prima vendendo e poi svendendo alle televisioni tutto il prodotto calcio, senza freni e senza ritegno. Per creare palinsesti sempre più appetibili, si modificano orari e calendari; si gioca alle 20.45 con nove gradi sotto zero (tanto chi ha i decoder ha anche il riscaldamento) e alle 15, quando è estate. Sulla qualità dei prati è superfluo insistere; sorprende, semmai, che ci si lamenti degli infortuni e della qualità del gioco.
Altro problema: gli stranieri. L’Unione europea non consentirebbe certo all’Italia di chiudere le frontiere, come nel ’66, dopo la Corea, ma bisognerebbe capire perché i settori giovanili sono strapieni di giocatori provenienti da Federazioni estere (attraverso percorsi non sempre chiari) e che riducono gli spazi dei ragazzi italiani. Come insegna la storia, il problema non è mai la qualità (i campioni stranieri), ma la quantità, quella che alla fine chiude la strada alle generazioni future. Sarà un caso, ma l’Under 21 rischia di non andare nemmeno ai Giochi olimpici di Londra 2012, mentre i presidenti vorrebbero più extracomunitari. Abete ha presente la questione in termini globali, ma i club, la vera razza padrona, non accettano interferenze: considerano la nazionale una seccatura (a parte Mondiale ed Europeo da vincere) e mantengono in vita un campionato di A a 20 squadre, che alimenta soltanto dubbi e sospetti.
In Italia si parla di tutto, soprattutto di soldi, ma non di calcio, come si è era capito anche nell’ultima assemblea federale (23 marzo 2009), quella che aveva eletto con un plebiscito Abete. Il dibattito interno al Consiglio è nullo. Si alza la voce prima, mai durante. Il Settore Tecnico lavora e si muove a fari spenti, attraverso percorsi propri: mai che si apra un dibattito su quale tipo di calcio si vorrebbe vedere, come invece accadde nel ’74; sui metodi di lavoro; sulle ragioni della mancanza di ricambi generazionali nonostante una base enorme; su come formare i tecnici. E la Figc resta a guardare. Manca una figura di coordinamento delle nazionali giovanili (Under 17, Under 18, Under 19 e Under 20), che aiuti a dare un orientamento univoco alle rappresentative azzurre, affidate a grigi burocrati, a parte Francesco Rocca. Ognuno va per la sua strada. Piace litigare sugli arbitri e per gli arbitri. Slovacchia-Italia, trasferita nel nostro campionato, si sarebbe ridotta ad un processo infinito sul tiro di Quagliarella respinto al di qua o al di là della linea e sul fuorigioco che ha portato all’annullamento del gol dell’azzurro.
Quanto alla giustizia sportiva, che una volta brillava per la propria rapidità, da quando è stata inventata la Superprocura, guidata da Stefano Palazzi, ha tempi più lunghi di quella ordinaria. Nessuno osa dire niente, nel rispetto di un’autonomia che è diventata inefficienza. E allora: perché stupirsi se il pallone italiano invece di rotolare, va a rotoli?
Alcune testate hanno forse esagerato (le bare in copertina, francamente non le abbiamo capite), infatti qualcuno si è risentito (che carattere questo Pepe...!)
Prandelli sarà eroe nazionale e Balotelli e Cassano i nuovi paladini del nuovo mondo. In mezzo a questo mare magnum, ho apprezzato soprattutto l'articolo di Fabio Monti del Corriere della Sera di ieri, che analizza in modo puntuale i mali del calcio, ma allo stesso tempo, forse trascura "qualcosa".
Parla giustamente di stadi di proprietà, diritti televisivi, vivai, stranieri, tutti argomenti giusti, argomenti imprescindibili, che anche secondo noi hanno portato alla crisi.
Monti è molto onesto quando dice: " Soltanto la Juve ha deciso di costruire il proprio stadio; gli altri invocano la legge che agevoli la costruzione di nuovi impianti, ma resta il sospetto che in molti siano interessati soprattutto a tutto quanto sta intorno allo stadio del futuro (appartamenti e centri commerciali)."
Noi aggiungeremmo, la Juventus in questo è stata all'avanguardia e ha saputo creare un primo modello di business per uno stadio polifunzionale, Ci piacerebbe che anche qualcun altro lo ammettesse e non dicesse solo che "è stata colta un'opportunità favorevole". Chissà chi è, come dice Monti che invoca una "legge per l'agevolazione nella costruzione di nuovi impianti"..io qualche nome ce l'avrei.
Detto questo, un altro punto degno di nota, secondo me è il seguente: "... club italiani dal ’99, l’anno dell’introduzione dei diritti tv soggettivi, hanno sperperato 5,9 miliardi di euro: fra acquisto di giocatori (molti sottoutilizzati), ingaggi fuori mercato e stipendi di allenatori, da esonerare alle prime difficoltà, i presidenti non si sono fatti mancare niente... "
Mi piacerebbe chiedere a Monti a chi si riferisce, noi abbiamo sempre i nostri nomi pronti nel cassettino della scrivania comunque... del resto qualcuno (per chi ci segue con assiduità), avrà già individuato il pezzo i cui si parla di una società che ha speso in 15 anni 1,000 milioni in acquisti.
Riteniamo, inoltre che la legge Melandri sulla spartizione dei diritti tv non ha sicuramente migliorato la situazione. Non ci sembra eccezionale approvare una legge senza prima aver individuato i paletti della spartizione. In un mondo che va verso la Champions League dove sono solo 4 le squadre per ogni nazione (grazie a qualcuno... saranno 3 prossimamente), indebolire economicamente le più forti, non ha fatto altro che livellare verso il basso il tutto.
Non voglio qui parlare di campionato italiano, perchè alcuni tifosi dicono che quella squadra rubava, ma vorrei chiedere quali sono le uniche squadre italiane ad aver vinto in campo internazionale con molti italiani in campo e qual'è l'unica ad essere arrivata quattro volte in finale con un bilancio in utile e molti italiani in campo.
La risposta è facile. Quelle squadre erano espressione del calcio nazionale.
Quelle squadre sono quelle maggiormente penalizzate da calciopoli in un'indagine che "dopo l'intercettazione di Abete", pone dubbi inquietanti su tutta la gestione.
Forse quando si parla di crisi bisognerebbe parlare di cosa è successo dal 2006 e di come stiamo oggi. Era tutto sbagliato in quegli anni prima del 2006, è tutto giusto oggi?
I media che con una nazionale vincente, hanno "sputato bile" sulla squadra espressione di un calcio sostenibile, programmato e vincente, sapranno cambiare opinione o si nasconderanno di fronte alle lampanti evidenze odierne?
Ci piacerebbe che qualcuno sui quotidiani più letti, ci dicesse, per una volta che forse la Juventus non era il male da estirpare, Moggi non era il solo uomo nero e che forse, qualcuno ha sbagliato (a proposito, nessun giornale si chiede come mai 4 anni fa ci fossero sbobinatori leprihttp://www.corriere.it/sport/speciali/2010/mondiali-calcio-sudafrica/notizie/26-giugno-stadi-talenti-stranier-tv-8-settembre-calcio-italiano-monti_c96fcd00-80fb-11df-9a47-00144f02aabe.shtml ed ora sbobinatori tartarughe..).
Io spero che ci sia qualcuno che lo scriva, anche sui più importanti quotidiani italiani, prima o poi.
Monti è stato bravissimo nel suo articolo, ma per dargli la lode... manca ancora una piccola riflessione, spero che magari in futuro, la possa aggiungere.
ECCO L'ARTICOLO DI MONTI, FONTE http://www.corriere.it/sport/speciali/2010/mondiali-calcio-sudafrica/notizie/26-giugno-stadi-talenti-stranier-tv-8-settembre-calcio-italiano-monti_c96fcd00-80fb-11df-9a47-00144f02aabe.shtml
Premessa: non è indispensabile avere la migliore Federazione del mondo, per battere la Nuova Zelanda e pareggiare con la Slovacchia. Però questa eliminazione dal Mondiale, al di là della figuraccia, è l’8 settembre del calcio italiano ed è molto più grave, strutturalmente, di quella del ’66 e del ’74.
Questa uscita di scena così avvilente annuncia tempi grami, ma in fondo rappresenta la sintesi di quanto ha saputo produrre un movimento, dove si continua a litigare, senza che nulla funzioni davvero e dove la Figc è costretta ad un sostanziale immobilismo, che nessuno ha il coraggio di rompere.
Gli stadi di proprietà non avrebbero aiutato a superare il primo turno, ma resta il fatto che i club italiani dal ’99, l’anno dell’introduzione dei diritti tv soggettivi, hanno sperperato 5,9 miliardi di euro: fra acquisto di giocatori (molti sottoutilizzati), ingaggi fuori mercato e stipendi di allenatori, da esonerare alle prime difficoltà, i presidenti non si sono fatti mancare niente, quando avrebbero potuto mettere a frutto questo momento di straordinario benessere. Invece adesso si ritrovano con due miliardi di euro di debiti. Soltanto la Juve ha deciso di costruire il proprio stadio; gli altri invocano la legge che agevoli la costruzione di nuovi impianti, ma resta il sospetto che in molti siano interessati soprattutto a tutto quanto sta intorno allo stadio del futuro (appartamenti e centri commerciali). Gli impianti esistenti restano in mano agli ultrà: ci saranno anche i tornelli e i controlli sull’acqua minerale, ma continuano ad entrare petardi, bombe- carta, fumogeni.
Del resto i presidenti sono stati solerti nel provvedere a svuotare gli stadi e a riempire gli studi, prima vendendo e poi svendendo alle televisioni tutto il prodotto calcio, senza freni e senza ritegno. Per creare palinsesti sempre più appetibili, si modificano orari e calendari; si gioca alle 20.45 con nove gradi sotto zero (tanto chi ha i decoder ha anche il riscaldamento) e alle 15, quando è estate. Sulla qualità dei prati è superfluo insistere; sorprende, semmai, che ci si lamenti degli infortuni e della qualità del gioco.
Altro problema: gli stranieri. L’Unione europea non consentirebbe certo all’Italia di chiudere le frontiere, come nel ’66, dopo la Corea, ma bisognerebbe capire perché i settori giovanili sono strapieni di giocatori provenienti da Federazioni estere (attraverso percorsi non sempre chiari) e che riducono gli spazi dei ragazzi italiani. Come insegna la storia, il problema non è mai la qualità (i campioni stranieri), ma la quantità, quella che alla fine chiude la strada alle generazioni future. Sarà un caso, ma l’Under 21 rischia di non andare nemmeno ai Giochi olimpici di Londra 2012, mentre i presidenti vorrebbero più extracomunitari. Abete ha presente la questione in termini globali, ma i club, la vera razza padrona, non accettano interferenze: considerano la nazionale una seccatura (a parte Mondiale ed Europeo da vincere) e mantengono in vita un campionato di A a 20 squadre, che alimenta soltanto dubbi e sospetti.
In Italia si parla di tutto, soprattutto di soldi, ma non di calcio, come si è era capito anche nell’ultima assemblea federale (23 marzo 2009), quella che aveva eletto con un plebiscito Abete. Il dibattito interno al Consiglio è nullo. Si alza la voce prima, mai durante. Il Settore Tecnico lavora e si muove a fari spenti, attraverso percorsi propri: mai che si apra un dibattito su quale tipo di calcio si vorrebbe vedere, come invece accadde nel ’74; sui metodi di lavoro; sulle ragioni della mancanza di ricambi generazionali nonostante una base enorme; su come formare i tecnici. E la Figc resta a guardare. Manca una figura di coordinamento delle nazionali giovanili (Under 17, Under 18, Under 19 e Under 20), che aiuti a dare un orientamento univoco alle rappresentative azzurre, affidate a grigi burocrati, a parte Francesco Rocca. Ognuno va per la sua strada. Piace litigare sugli arbitri e per gli arbitri. Slovacchia-Italia, trasferita nel nostro campionato, si sarebbe ridotta ad un processo infinito sul tiro di Quagliarella respinto al di qua o al di là della linea e sul fuorigioco che ha portato all’annullamento del gol dell’azzurro.
Quanto alla giustizia sportiva, che una volta brillava per la propria rapidità, da quando è stata inventata la Superprocura, guidata da Stefano Palazzi, ha tempi più lunghi di quella ordinaria. Nessuno osa dire niente, nel rispetto di un’autonomia che è diventata inefficienza. E allora: perché stupirsi se il pallone italiano invece di rotolare, va a rotoli?
sabato 26 giugno 2010
UN CELLINO NELLA RETE
Nella grande rete di Calciopoli, ormai sono caduti in tanti, alcuni sostiene una parte, quasi tutti dice un'altra. In questa rete era caduto anche il presidente del Cagliari Massimo Cellino.
Secondo Tuttosport il presidente del Cagliari sarebbe "colpevole" di sapere in anticipo le designazione arbitrali, praticamente come molti suoi colleghi. Secondo Tuttosport: “Sono le 11.33 di venerdì 10 dicembre la domenica successiva il Cagliari è impegnato a Reggio Calabria e al cellulare di Cellino arriva la chiamata di Ghirelli: «Sono Francesco, hai Rosetti ». Il presidente del Cagliari impreca, l’interlocutore cerca di calmarlo: «Perché non ti va bene». La risposta: «Fuori casa no, è un casalingo, allucinante, sono morto... L’ho avuto a Roma»”.
Personalmente penso che la telefonata non dica molto, semplicemente esemplifica ancora una volta quanto noi sosteniamo da una vita ormai. In molti chiamavano, tutti rispondevano, tutti sapevano, tutti tiravano l'acqua al proprio mulino. Se avessimo messo sotto stretta osservazioni tutti i telefoni ci saremmo accorti che "piaccia o non piaccia" tutti chiamavano.
Purtroppo, ma per fortuna per alcuni (e noi sappiamo chi...), l'indagine è stata fatta in modo "monotematico", si è creata la cupola, che è crollata come la torre di Babele, sotto i colpi dei propri testimoni e grazie a cd dal costo di solo 35,000 euro l'uno.
Noi ci sediamo sulla riva del fiume e aspettiamo, che altro possiamo fare?. Vogliamo giustizia uguale per tutti, anche se ormai, forse lo stiamo dicendo da troppo tempo e abbiamo davanti membri della giustizia sportiva un tempo lepri, diventate quattro anni dopo tartarughe.
Secondo Tuttosport il presidente del Cagliari sarebbe "colpevole" di sapere in anticipo le designazione arbitrali, praticamente come molti suoi colleghi. Secondo Tuttosport: “Sono le 11.33 di venerdì 10 dicembre la domenica successiva il Cagliari è impegnato a Reggio Calabria e al cellulare di Cellino arriva la chiamata di Ghirelli: «Sono Francesco, hai Rosetti ». Il presidente del Cagliari impreca, l’interlocutore cerca di calmarlo: «Perché non ti va bene». La risposta: «Fuori casa no, è un casalingo, allucinante, sono morto... L’ho avuto a Roma»”.
Personalmente penso che la telefonata non dica molto, semplicemente esemplifica ancora una volta quanto noi sosteniamo da una vita ormai. In molti chiamavano, tutti rispondevano, tutti sapevano, tutti tiravano l'acqua al proprio mulino. Se avessimo messo sotto stretta osservazioni tutti i telefoni ci saremmo accorti che "piaccia o non piaccia" tutti chiamavano.
Purtroppo, ma per fortuna per alcuni (e noi sappiamo chi...), l'indagine è stata fatta in modo "monotematico", si è creata la cupola, che è crollata come la torre di Babele, sotto i colpi dei propri testimoni e grazie a cd dal costo di solo 35,000 euro l'uno.
Noi ci sediamo sulla riva del fiume e aspettiamo, che altro possiamo fare?. Vogliamo giustizia uguale per tutti, anche se ormai, forse lo stiamo dicendo da troppo tempo e abbiamo davanti membri della giustizia sportiva un tempo lepri, diventate quattro anni dopo tartarughe.
Etichette:
abete,
CALCIOPOLI 2,
CELLINO,
Moggi
domenica 20 giugno 2010
CAPELLO E CRINI DI CAVALLO,,,,

Ieri notte stavo per andare a dormire, poi mi sono ricordato che avevo letto qualcosa su Capello, critiche, probabilmente meritate dopo due pareggi brutti come quelli dell'Inghilterra. Volevo però verificare come il signor Ziliani avesse "sparato a zero" su Capello e sfortunatamente mi sono imbattutto in un articolo che mi ha costretto a rimanere sveglio fino a tardi per la risposta.
Le parole che penso faranno rizzare i peli sulla testa ma anche sulla schiena a molti tifosi sono le seguenti:
Ribadiamo: e se la leggenda di Capello grande stratega fosse una leggenda, sì, ma metropolitana? Un luogo comune del calcio che nessuno osa mettere in discussione per non incorrere nell'accusa di sacrilegio, di lesa maestà? Noi qualche dubbio sulle doti di Fabio Massimo grande condottiero lo nutriamo. Senza andare troppo indietro nel tempo, ricordate il Capello che per due stagioni allenò la Juventus prima di Calciopoli? Ebbene, stendendo un velo pietoso sui due scudetti vinti col metodo-Moggi – e poi cancellati -, ricordiamo benissimo quel che la Juventus combinò in Champions League.
Personalmente, penso che Capello sia un ottimo allenatore, primo per quanto fatto al Milan, secondo per lo scudetto vinto a Roma.... (ps vedi che fine ha fatto Ranieri perdendo con la Sampdoria), terzo per quanto fatto due volte a Madrid, e infine per come ha vinto i due scudetti a Torino.
Mi dispiace essere sempre in disaccordo con il signor Ziliani e vedere molti tifosi arrabbiati, ma le sue parole "stendendo un velo pietoso sui due scudetti vinti col metodo-Moggi – e poi cancellati" sono parole che non condividiamo, al limite dell'inaccettabile.
Quale sarebbe il metodo Moggi? Mi ripeto ancora, quello della cupola, quello degli arbitri, che non facevano vincere la Juventus? Quello dei testimoni che negano di accusarlo o che dicono che era tutto regolare...Abbiamo letto con attenzione il pezzo di Ziliani su Mancini in cui lo definisce un"coniglio", noi, invece abbiamo difeso Mancini e lo abbiamo elogiato per la sinceità, sotto giuramento.
Sotto giuramento non si dicono bugie e li emerge tutto. Io mi chiedo poi come mai Ziliani non commenti quanto sta emergendo dal dossier Telecom, forse non ha letto, in ogni caso gli inseriremo un bel link con tutti i nostri articoli... così potrà farsi un'idea del metodo Moggi e del "metodo anti-Moggi..."
Ziliani ha ragione su una cosa, Capello in Champions non ha fatto bene, è uscito due volte ai quarti, ma almeno sulla prima eliminazione gli episodi non sono stati dalla sua.Tutti ricordano il palo di Cannavaro al ritorno, ma anche un gol di Del Piero totalmente regolare annullato per fuorigioco inesistente.
Episodi allora, come episodi adesso, per esempio il gol di Milito irregolare, convalidato. L'Inter è stata brava e fortunata adesso, allora la Juve fu non ottima ma se si fosse qualificata non avrebbe rubato nulla. Inoltre, i gironi di qualificazione della Juventus di allora furono delle cavalcate vincenti, come possibile dimenticarle?
Senza divagare, ci dispiace che anche in questo caso, si usi Capello, screditando lui e con lui, come al solito, tutta la Juventus e titoli vinti, fino a prova contraria sul campo. In questo mondiale sarebbero tanti allora da screditare, da Le Guen, a Domenech, e che dire di Del Bosque?
Per questo rimaniano convinti che Capello sia un grande tecnico, se no Moratti perchè lo voleva? Rimaniamo convinti che Capello come tutti i grandi allenatori possa anche commettere errori e rimaniamo ancora più convinti che quei campionati non sono stati vinti con "metodo alcuno" se non quello del lavoro, fatica, sudore e grandi giocatori, tutto il resto non conta....come i crini di cavallo in una spazzola.
Leggi tutto l'articolo tratto dal blog del signor Ziliani
E se Capello fosse più scarso di quel che molti pensano? Il dubbio, dopo l'orrido 0-0 dell'Inghilterra contro l'Algeria, pareggio che costringe Rooney & company a vincere a tutti i costi la terza partita del gruppo C, quella contro la Slovenia, pena l'eliminazione immediata, il dubbio – dicevamo - è d'obbligo. Sia chiaro: la nazionale inglese ha tutto per uscire dall'impasse in cui si trova e magari, una volta passato il turno, volare in finale demolendo gli avversari trascinata da Rooney, Gerrard e Lampard come da vaticinio del suo c.t.. Quel che è certo è che fino ad oggi, tra le squadre considerate grandi, la nazionale allenata da Capello è stata in assoluto la peggiore, a pari merito con la Francia di Domenech; e se qualcuno ha notato differenze tra l'Inghilterra di Eriksson (eliminata dal Portogallo ai quarti nei mondiali 2006), l'Inghilterra di McLaren (fuori dall'Europeo 2008 per mano della Croazia) e l'Inghilterra di Capello (1-1 con gli Usa e 0-0 con l'Algeria nei primi due match del mondiale 2010), è pregato di fare un fischio. Noi, se un cambiamento l'abbiamo notato, l'abbiamo notato in peggio.
Ribadiamo: e se la leggenda di Capello grande stratega fosse una leggenda, sì, ma metropolitana? Un luogo comune del calcio che nessuno osa mettere in discussione per non incorrere nell'accusa di sacrilegio, di lesa maestà? Noi qualche dubbio sulle doti di Fabio Massimo grande condottiero lo nutriamo. Senza andare troppo indietro nel tempo, ricordate il Capello che per due stagioni allenò la Juventus prima di Calciopoli? Ebbene, stendendo un velo pietoso sui due scudetti vinti col metodo-Moggi – e poi cancellati -, ricordiamo benissimo quel che la Juventus combinò in Champions League. Per chi l'avesse dimenticato, nel 2004- 2005, dopo aver perso 2-1 in casa del Liverpool (quarti di finale), i bianconeri vennero eliminati dopo un match di ritorno giocato all'insegna dell'impotenza più assoluta (vedi Inghilterra-Algeria): finì 0-0 con i bianconeri incapaci di costruire un'azione degna di questo nome, con l'unico brivido di una traversa colpita di testa al 78' da Cannavaro e 4 juventini ammoniti per frustrazione (Montero, Ibrahimovic, Zambrotta, Emerson). Anno dopo, stessa storia. Capello arriva ai quarti, pesca un'altra inglese, l'Arsenal, che ad Higbury strapazza una Juventus imbarazzante (2-0, Camoranesi e Zebina espulsi), dopodiché arriva il match di ritorno e a Torino succede questo: la Juventus scende in campo col primo obiettivo di non subire gol – pena l'addio ad ogni sogno di gloria -, ma forse esagera, nel senso che gioca un match inguardabile, non riesce a costruire lo straccio di una palla-gol e alla fine, tra i fischi e gli ululati dei tifosi, colleziona l'ennesimo, deprimente 0-0 (vedi Inghilterra-Algeria, per l'appunto). Una vergogna assoluta, considerato il parco-giocatori a disposizione di Capello.
Voi direte: eppure l'anno dopo Fabio Massimo andò a Madrid e vinse la Liga. Certamente. Lo fece dopo una campagna-acquisti che definire faraonica è un eufemismo (Van Nisterlooy, Diarra, Reyes, Cannavaro ed Emerson acquistati in estate, Higuain, Gago e Marcelo ingaggiati a gennaio: il tutto in cambio di un'unica cessione, caldeggiata dallo stesso Capello, e cioè quella di Ronaldo al Milan), grazie al miglior score nei confronti diretti col Barcellona (2-0 al Bernabeu, 3-3 al Camp Nou), al termine di una stagione punteggiata da clamorose contestazioni del pubblico madrileno, con plateali “panolade” per il gioco orribile mostrato dai galacticos; mentre in Champions League, nella miglior tradizione capelliana, il Real Madrid uscì addirittura agli ottavi di finale per mano di un modesto Bayern Monaco (allenato da Hitzfeld), con Makaay e Podolski in attacco e il vecchio Kahn in porta (3-2 al Bernabeu, 1-2 a Monaco). Per dare un'idea della contentezza che si respirava a Madrid: il giorno dopo la conquista del titolo, Capello venne messo alla porta. Tante grazie, è stato bello. Anzi, bruttissimo.
E insomma, riconosciuto a Capello il merito di aver condotto l'Inghilterra in Sudafrica al termine di un girone eliminatorio condotto all'insegna di una superiorità schiacciante (gli avversari: Ucraina, Croazia, Bielorussia, Kazakistan e Andorra), a mondiale iniziato i nodi sono venuti al pettine: e alla prima difficoltà – leggi papera di Green in Inghilterra-Usa 1-1 – ecco la nazionale di Capello afflosciarsi e implodere su se stessa cadendo preda di un'impotenza e di un'insicurezza a dir poco parossistiche. Pessima reazione all'infortunio del portiere nel 2° tempo con gli Usa; agghiacciante performance nel match contro l'Algeria, che per mille motivi avrebbe dovuto essere il match del riscatto.
“Arriveremo in finale”, aveva detto Capello, mascella al vento, sbarcando in Sudafrica. Dopo due partite di difficoltà media, in Inghilterra non ci crede più nessuno. E tutti si chiedono: possibile che una squadra allenata da mister Fabio Capello giochi così male? Beh, certo che è possibile. E a dirla tutta non capiamo la sorpresa: mezza Inghilterra si entusiasmò, nel 2005, assistendo a Juventus-Liverpool 0-0 e nel 2006 assistendo a Juventus-Arsenal 0-0. Le squadre inglesi passarono il turno di Champions League facendosi beffe dei bianconeri. Che letteralmente non riuscirono a fare un tiro in porta.
E chi era l'allenatore che non riuscì mai a cavare un ragno dal buco, né contro Benitez né contro Wenger? Elementare Watson: era Fabio Capello.
Etichette:
CALCIOPOLI 2,
CAPELLO,
Moggi,
Paolo Ziliani
mercoledì 16 giugno 2010
BARZELLETTIERI D'ITALIA
Ieri il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha parlato del decreto intercettazioni.
Detto che sul decreto preferisco che i lettori mantengano la propria opinione senza influenzarla, preferisco soffermarmi sulla sfumature calcistica del Presidente del Consiglio per fare alcune riflessioni che vengono sentendo le parole del Presidente del Consiglio.
Durante l’assemblea di Confcommercio, Berlusconi ha riraccontato una sua barzelletta "cult" "Io conoscevo un interista che aveva un cane che quando l’Inter pareggiava guaiva e quando perdeva si buttava sotto il letto e non c’era modo di tirarlo fuori. Gli ho chiesto ’Cosa fa quando l’Inter vince?’ Lui mi ha risposto ’non lo so, ce l’ho da quindici anni’".
Il Premier ha poi detto "E’ anche giusto che a un certo punto ha vinto Moratti, se l’è meritato assolutamente per tutti sacrifici che ha fatto per la sua Inter".
Sul fatto che Moratti meritasse di vincere qualcosa, siamo d'accordo con il Presidente del Consiglio, del resto chi ha investito tanto (1,000 milioni di euro), era giusto che vincesse prima o poi.
Detto questo riporto le parole successive, che parlano in generale di intercettazioni, ma che se prese e adattate allo scandalo di Calciopoli porterebbero ad alcune riflessioni.
«In Italia siamo tutti spiati. Ci sono in Italia circa 150 mila telefoni sotto controllo: considerando 50 persone per ogni telefono, vengono fuori così 7 milioni e mezzo di persone che possono essere ascoltate. Questa non è vera democrazia, è una cosa che non tolleriamo più».
Queste parole, mi fanno pensare... fanno pensare a chi è stato spiato e chi no.
Fanno pensare a chi è stato pedinato e chi no.
Fanno pensare a chi è stato giudicato e condannato da un Processo sportivo e chi no.
Fanno pensare alle squadre che hanno pagato per qualcosa che è ancora da dimostrare e chi no.
Dove sta la vera democrazia, a cui si riferisce Berlusconi.
La vera democrazia dovrebbe esistere a tutti i livelli in tutti gli ambiti e anche nello sport nazionale. Ricevo moltissime mail da tifosi interisti, la maggior parte di insulti, poche no. Sostengono che sia di parte perchè ritengo che la Juventus sia stata punita troppo nel 2006. Eppure tutti i processi non hanno trovato un arbitro corrotto, tutti i testimoni sotto giuramento negano irregolarità e non ci sono partite truccate.
Tutto è nato da intercettazioni date in pasto a certa stampa e media che hanno creato un vortice in cui è stato risucchiato tutto il sistema calcio italiano colpendo solo una società e certe persone.
All'estero quando si racconta questo nessuno ci crede....
Per il futuro bisognerebbe cambiare la barzelletta in: "Ci sono un arbitro, Moggi e Giraudo che fanno la cupola... solo tra di loro....la vera barzelletta è che con quell'arbitro la Juventus non vinceva mai...
Tutto il resto sono chiacchiere...
Detto che sul decreto preferisco che i lettori mantengano la propria opinione senza influenzarla, preferisco soffermarmi sulla sfumature calcistica del Presidente del Consiglio per fare alcune riflessioni che vengono sentendo le parole del Presidente del Consiglio.
Durante l’assemblea di Confcommercio, Berlusconi ha riraccontato una sua barzelletta "cult" "Io conoscevo un interista che aveva un cane che quando l’Inter pareggiava guaiva e quando perdeva si buttava sotto il letto e non c’era modo di tirarlo fuori. Gli ho chiesto ’Cosa fa quando l’Inter vince?’ Lui mi ha risposto ’non lo so, ce l’ho da quindici anni’".
Il Premier ha poi detto "E’ anche giusto che a un certo punto ha vinto Moratti, se l’è meritato assolutamente per tutti sacrifici che ha fatto per la sua Inter".
Sul fatto che Moratti meritasse di vincere qualcosa, siamo d'accordo con il Presidente del Consiglio, del resto chi ha investito tanto (1,000 milioni di euro), era giusto che vincesse prima o poi.
Detto questo riporto le parole successive, che parlano in generale di intercettazioni, ma che se prese e adattate allo scandalo di Calciopoli porterebbero ad alcune riflessioni.
«In Italia siamo tutti spiati. Ci sono in Italia circa 150 mila telefoni sotto controllo: considerando 50 persone per ogni telefono, vengono fuori così 7 milioni e mezzo di persone che possono essere ascoltate. Questa non è vera democrazia, è una cosa che non tolleriamo più».
Queste parole, mi fanno pensare... fanno pensare a chi è stato spiato e chi no.
Fanno pensare a chi è stato pedinato e chi no.
Fanno pensare a chi è stato giudicato e condannato da un Processo sportivo e chi no.
Fanno pensare alle squadre che hanno pagato per qualcosa che è ancora da dimostrare e chi no.
Dove sta la vera democrazia, a cui si riferisce Berlusconi.
La vera democrazia dovrebbe esistere a tutti i livelli in tutti gli ambiti e anche nello sport nazionale. Ricevo moltissime mail da tifosi interisti, la maggior parte di insulti, poche no. Sostengono che sia di parte perchè ritengo che la Juventus sia stata punita troppo nel 2006. Eppure tutti i processi non hanno trovato un arbitro corrotto, tutti i testimoni sotto giuramento negano irregolarità e non ci sono partite truccate.
Tutto è nato da intercettazioni date in pasto a certa stampa e media che hanno creato un vortice in cui è stato risucchiato tutto il sistema calcio italiano colpendo solo una società e certe persone.
All'estero quando si racconta questo nessuno ci crede....
Per il futuro bisognerebbe cambiare la barzelletta in: "Ci sono un arbitro, Moggi e Giraudo che fanno la cupola... solo tra di loro....la vera barzelletta è che con quell'arbitro la Juventus non vinceva mai...
Tutto il resto sono chiacchiere...
martedì 15 giugno 2010
IL FINE GIUSTIFICA I MEZZI ?

" il fine giustifica i mezzi?", questa frase è famosa per sintetizzare in modo un pò semplicistico il pensiero di Machiavelli, per capire la politica, i giochi di potere in chiave razionale e scientifica.
Il problema del potere, della supremazia sul prossimo, ci riconduce a questa frase e in un certo senso a quanto riportato ieri dal gup per il processo Telecom.
"....Le «logiche» dell'attività di dossieraggio illegale «tendono a beneficiare, non già l'azienda come tale, ma chi in un dato momento storico ne è il proprietario di controllo... gravissima intromissione nella vita privata delle persone mossa da logiche partigiane nella contrapposizione tra blocchi di potere economici e finanziari, logiche che tendono a beneficiare» colui che «in un dato momento storico» è «il proprietario di controllo» dell'azienda."
E poi ancora il gup di Milano Mariolina "Quello che si e' verificato e' stata molto semplicemente la esecuzione capillare di operazioni di 'spionaggio' di possibili e futuri dipendenti; di concorrenti; di personaggi della finanza (...) di giornalisti particolarmente critici (...) di manager» e di «vari personaggi della vita pubblica, politica ed economica italiana ritenuti 'ostili' alle due aziende, ovvero in particolare al Presidente Tronchetti Provera».
Premettiamo, volendo essere delle persone oneste, vogliamo considerare queste frasi, come considerazioni del gup e analizzare due posizioni, quella garantista e quella "giustizionalista" (per dirla alla stregua di qualcuno).
POSIZIONE GARANTISTA: Le considerazioni vanno prese come tali, come ipotesi, come supposizioni.
Vanno prese alla stregua di quanto sostiene il Pm di Calciopoli, con il "Cupolone".
Quindi peril momento bisogna verificare che tali azioni siano state fatte direttamente dalla persona che viene indicata come mandante e che quanto sostengono Tavaroli e Cipriani corrisponda al vero.
POSIZIONE GIUSTIZIONALISTA: quanto accaduto direi che è scandaloso, e sarebbe bello vedere una presa dei giornali simile a quella del 2006 contro la Juventus, partendo subito con un risarcimento verso le parti lese.
A parte le due posizioni, ci preme, soprattutto sottolineare una cosa.
Che vantaggio poteva avere una persona a scolgere questo tipo di azioni?
Intercettare un concorrente è chiaro, intercettare un politico anche.
Ma se fosse vero che veniva intercettato anche Luciano Moggi, come sembra, che vantaggio aveva?
Molti lettori faranno 2+2 e troveranno una rapida risposta.
Cipriani al processo Vieri, ha detto che non ha fatto mai seguire Moggi, Tavaroli, come riportato da alcuni quotidiani nei mesi scorsi invece sostiene, come pubblicato da Tuttosport ad aprile:
"Alla fine del 2002 mi incontrai con Moratti e Facchetti. Il presidente nerazzurro mi disse che era stato avvicinato da un arbitro (Nucini), che gli aveva raccontato che De Santis era a capo di una combriccola facente capo a Moggi. Nucini si disse disposto a raccontare tutto dietro l'ottenimento di un posto all'interno della società. Facchetti successivamente mi chiese di fare verifiche su quanto detto da Nucini, in particolar modo su De Santis. Feci le mie indagini per vedere se i numeri che avevo a disposizione erano effettivamente quelli di persone appartenenti al mondo del calcio, e prospettai a Facchetti due ipotesi: o presentarsi in Procura e denunciare quanto aveva affermato Nucini o collaborare come fonte confidenziale. Ma mi risulta che l'Inter successivamente ha presentato un solo esposto in Procura, che poi non ha confermato".
La situazione è molto ingarbugliata, macchiavellica, forse...
L'unica cosa certa sono le supposizione di gup, "giochi di potere", "attività razionali e scientifiche"...
Qualcuno poi si chiede ancora perchè è scoppiato lo scandalo del 2006, io mi chiedo invece perchè nel 2006, qualcuno era già colpevole prima del processo e qui "dove girano milioni di euro", sono sempre tutti innocenti....
Strano...proprio vero "il fine giustifica i mezzi"
giovedì 10 giugno 2010
PEDINAMENTI PERICOLOSI: "SEGUIVO MOGGI"

Di carne al fuoco ce n'era già abbastanza: le intercettazioni di calciopoli 2, potevano bastare a saziare i più golosi, poi con il deferimento sul caso Preziosi-Moratti si era aggiunto altro materiale, magari che non contava nulla, ma sicuramente che dava altro da fare al procuratore federale.
Oggi, la ciliegina sulla torta... ma raccontiamo tutto con calma, estrema calma, la stessa calma che ha il procuratore su calciopoli 2, calma che fa da contrasto con la fretta di Calciopoli 1.
Dicevamo, oggi era prevista l'udienza a Milano nel procedimento civile col quale Christian Vieri chiede a Telecom e Inter un megarisarcimento danni per i pedinamenti.
Vieri chiede un risarcimento di 12 milioni alla Telecom e 9 all'Inter, oltre alla restituzione dello scudetto 2006.
Tronchetti Provera non si è presentato, era impegnato...
Cipriani invece si è presentato e ha lanciato una dichiarazione (secondo ju29ro), che se fosse vera, risulterebbe pesantissima: "HO FATTO SEGUIRE MOGGI PER CIRCA UN ANNO DA PARTE DI SEI INVESTIGATORI PRIVATI" -
Ricordiamo che Emanuele Cipriani era il capo della Polis D'Istinto, l'agenzia investigativa che collaborava con Tavaroli e la security Telecom.
Bhe penso che a nessuno dei lettori, piacerebbe avere 6, dico 6 investigatori alle calcagna, non dico Paparazzi, ma investigatori.
Fosse vero sarebbe gravissimo per tanti motivi.
1- sarebbe spionaggio aziendale e sappiamo tutti in Formula 1, dove le regole valgono per tutti, che fine ha fatto la Mac Laren quando ha spiato i modelli Ferrari....
2- dal punto di vista etico sarebbe terribile, poi vabbè, dell'etica in Italia non importa nulla a nessuno, però sarebbe grave
3- si giustificherebbe in toto l'uso di carte svizzere e se ci fossero state anche cinesi, giapponesi, giamaicane....
4- si noterebbe, con tristezza, che manco pedinando, intercettando e con tutte le azioni possibili... si riusciva... a vincere....
Ci voleva qualcosa di più...
Francamente non so più cosa aspettarmi, meglio affidarsi alle parole di Lorenzo de Medici "...chi vuol esser lieto sia, di doman non c'è certezza.."
Le parole di Cipriani su Vieri e di Vieri
"La richiesta di controllare Bobo Vieri proveniva dall'Inter e l'attività fu gestita da Giuliano Tavaroli":
"il cliente era l'Inter e tutto veniva riferito al presidente Moratti e all'allora amministratore delegato Rinaldo Ghelfi". "In questa e altre pratiche non ho mai trattato intercettazioni telefoniche e tabulati. Ci sono stati pedinamenti, verifiche di polizia, all'anagrafe tributaria, di conti correnti, ma mai intercettazioni".
Vieri "Sono soddisfatto per le dichiarazioni di Cipriani".
Etichette:
Moggi,
moratti,
si,
telecom,
tronchetti provera
mercoledì 9 giugno 2010
PESCI PICCOLI E PESCI GROSSI

Intercettazioni qua, intercettazioni la, come abbiamo già detto in un precedente articolo siamo costretti a "bussare alle porte del cielo", per farci ascoltare.
Le intercettazioni sono diventate una grande gara di pesca, dove vengono ormai presi tutti, i pesci piccoli e i pesci grossi.
E' notizia di ieri, che un grande pesce, potrebbe essere cascato anche lui nella rete. Potrebbe, perchè fino a quando non c'è certezza, non si può dire.
L'attuale presidente federale, secondo alcuni quotidiani sarebbe stato intercettato mentre parla con Carraro di una squadra in particolare.
Se fosse vero, si chiuderebbe un cerchio e non mancherebbe più nessuno.
Con questo non vogliamo sostenere nulla di negativo su Abete, a parte criticare l'eccessiva prudenza per le analisi di calciopoli, vogliamo solo constatare ulteriormente che tutti parlavano con tutti. C'era magari chi telefonava di più o chi è stato trovato di più a parlare, anche perchè non tutti erano intercettati allo stesso modo,
C'era chi pedinava e ti seguiva, quindi non ti doveva chiamare per sapere dove sei.
C'era poi chi chiamava direttamente gli arbitri, chi i guardalinee.
Francamente non mi capacito, ma forse non capirò mai come alcuni possano credere ancora nell'esistenza della "cupola". Possano ancora credere che esisteva un sistema.
Purtroppo, e sono tanti, credono ancora in tutto quello che leggono sui giornali e se alcuni scrivessero che hanno visto un marziano, ci crederebbero, senza andare a vedere se è vero o no.
Siamo davanti a un grande pesce d'aprile, con pesci grossi e piccoli.
Rimaniamo con la speranza che le istituzioni vogliano fare chiarezza.
Concludo facendo notare due cose e con due domande, o chiamatele considerazioni:
-primo: una telefonata di ieri, Moggi-Moratti dopo Chievo Juventus, con gol valido annullato a Pellisier. Il tono colloquiale della telefonata (sembre che sia vera, visto che non ne parla quasi nessuno), denota che anche gli errori più grandi venivano giudicati con sportività, altro che complotti... poi se uno aveva qualcosa da dire avrebbe dovuto dirlo subito...o no? O viva lo gnorri...?
-secondo: in un'intercettazione che abbiamo già segnalato, Bergamo, riferisce di una telefonata avuta con Moratti, che rilascerebbe alcuni commenti su Abete...
Vi invito ad ascoltare.... io sono ancora qui a chiedermi come mai il Presidente Federale non si sia mosso...voi vi sareste risentiti?
Etichette:
abete,
CALCIOPOLI 2,
Moggi,
moratti
sabato 5 giugno 2010
QUALCUNO SAPEVA....
Nei giorni scorsi avevamo riportato un interessante articolo di Gad Lerner, sottolineando come qualcosa si muovesse anche dall’altra parte della “barricata”, o se volete sulla “sponda opposta del fiume”.
Oggi riportiamo alcuni tratti di un’interessante intervista a Tavaroli, comparsa su Repubblica.
Sorvolando sulle parole iniziali, riportiamo questi tratti, altamente interessanti.
È proprio vero che stavate aiutando l'Inter di Moratti contro Luciano Moggi?
"La pratica Ladroni, come la chiamavamo noi, riguarda le indagini sui rapporti tra la Juventus e gli arbitri. Volete sapere a quando risale? Al 2002... Succede che un arbitro bergamasco, ammiratore e amico di Giacinto Facchetti, anche lui bergamasco, un giorno scoppia e gli racconta i retroscena di quella che sarà Calciopoli. All'Inter vanno in fibrillazione, si spiegano alcune espulsioni, alcuni rigori assurdi e così Tronchetti consiglia a Moratti di chiamarmi".
Siete andati dalla magistratura?
"Era quello che volevo, ma la situazione è complessa e do a Moratti l'unico suggerimento possibile, e cioè portare Facchetti, come fonte confidenziale, dai carabinieri. Può parlare, resterà anonimo, l'indagine comincerà".
All'Inter che dicono?
"Tentennano, preferiscono non esporre Facchetti, forse hanno paura, io non posso intervenire più di tanto. Moratti mi dice che ha capito come stanno le cose e ne soffre, è preoccupatissimo, ma non vuole distruggere il calcio italiano. Allora che cosa possiamo fare? Si prepara un documento, che finisce sui tavoli dei sostituti procuratori Francesco Greco e Ilda Boccassini. E l'arbitro, convocato, va in procura, ma non è così facile come sembra... Fa scena muta. L'inchiesta Calciopoli non parte quindi da Milano, com'era possibile, ma partirà qualche anno dopo, a Napoli".
Da queste parole risultano chiare alcune cose: primo che qualcuno stava indagando precedentemente tramite i “si pensa” e ”i sentito dire”. Secondo: che quando c’è stato da raccontare alla magistratura, si preferiva muoversi di nascosto, anonimamente piuttosto che di persona, affrontando di petto le situazioni.
Anche in questo caso ci sono, secondo noi, molti dubbi e pochissime prove. I sentito dire di allora ci ricordano i sentito dire dei testimoni ai processi. Quei sentito dire e quelle cose parziali hanno portato a un risultato, distruggere una società di calcio e alcune persone…
Un ragionamento finale: come vi sareste comportati sapendo che siete intercettati, che linguaggio avreste tenuto nelle conversazioni telefoniche? Fatevi alcune domande e magari capirete come mai nelle intercettazioni compaiono solo alcuni….e non tutti tutti…
dI SEGUITO TUTTO L'ARTICOLO DA REPUBBLICA
"Ho letto ovviamente i nuovi verbali di Tronchetti Provera". Scuote la testa: "E l'ho anche visto in tv in un'intervista sdraiata di Fabio Fazio, a prendere le distanze da me, a dire che quasi manco mi conosceva".
Ma, scusi, Tavaroli, si è sentito offeso?
"A livello personale non m'importa, qua c'è un'offesa professionale. E posso consentire ai giornalisti e ai magistrati di scherzare, al mio datore di lavoro no. Tronchetti sa bene che mentre lavoravo per lui ho fatto conferenze alla Nato, e anche in decine di università, perché la nostra Security aziendale era un modello. Adesso, tentano di farci passare, attraverso i loro avvocati, come un'accozzaglia di manigoldi. E lui? Fa finta di niente".
Ma lei e il dottore che rapporti avevate?
"Lui sembra voler interpretare il ruolo del gran signore che ha avuto un maggiordomo un po' infingardo, faccia pure, Tronchetti. Perché in effetti mi sono occupato anche di questioni personali e familiari... "
E cioè?
"Bah, gli esempi sono tanti. Un Natale mi chiama perché le figlie, di ritorno da Saint Moritz, sono state controllate e fermate in frontiera, e io a mia volta chiamo e corro. A Pasqua, un'altra emergenza. Bisognava aiutare il figlio di un amico, un ragazzo con seri problemi, che doveva finire in comunità, ma andava in giro. Tronchetti e il padre avevano paura che potesse commettere delle stupidaggini, eccoci qua, siamo noi che ci attiviamo per farlo sorvegliare ventiquattr'ore su 24, meglio di una mamma. Cose normali, sacrosante, per carità, ma... ".
Ma nell'udienza preliminare, il dottore sostiene che vi vedevate poco, lo stretto indispensabile.
"Non ci vedevamo certo tutti i giorni, ma certo che ci sentivamo e, quando serviva, viaggiavamo anche insieme. E nei casi di emergenza era Tronchetti, o la sua segretaria personale, che mi chiamavano. Bastava chiedere alla mitica signora Longaretti come stavano le cose".
Anche con i tabulati telefonici si sarebbe potuto ricostruire la dinamica dei rapporti. È stato fatto?
"Non mi risulta, sarebbe stato davvero utile analizzarli per dimostrare quanto la Security vivesse "dentro" l'azienda e per l'azienda lavorava. Come investigatore, mi chiedo come mai in Procura non siano state passate in rassegna nemmeno le mie mail, che raccontano giorno per giorno che cosa fosse, nella realtà e non nella fantasia, la sicurezza di Pirelli e Telecom, la nostra vera storia. Sin dall'inizio ho chiesto che fossero esaminati i nostri computer, erano la cartina di tornasole più chiara".
Anche questo non sarà stato fatto dai sostituti procuratori...
"Esatto, non mi risulta".
Ma si troveranno questi vostri computer che erano stati sequestrati?
"Spero di sì, specie se qualcuno vuole capire".
Ci aiuti a capire lei come funzionava. Per esempio, il dottore l'ha chiamata per proteggere qualche persona importante in difficoltà?
"Più d'una volta. Mi chiamò per il suo amico Luca Cordero di Montezemolo, quando dovevano eleggerlo presidente di Confindustria. Vado da Tronchetti e vedo uscire Cesare Romiti. Il quale, mi dicono, non voleva che Montezemolo si presentasse, e parlava di un verbale giudiziario degli anni Ottanta, una vecchia inchiesta di Torino".
Lei è sicuro di quello che sta dicendo?
"Per appurare la questione, mi muovo con il mio collaboratore Sasinini, operiamo sul pm di Biella o di Asti, comunque un magistrato vicino al procuratore Giancarlo Caselli. Sasinini chiama il pm e organizziamo a casa di Tronchetti un pranzo con Caselli".
C'è stato questo pranzo?
"Che c'è stato è sicuro, ma io non ho partecipato".
Risulta un'indagine vostra sull'ingegner Carlo De Benedetti. È sempre Tronchetti a ordinarle il report sulle utenze, soprattutto elettriche, delle case dell'ingegnere, per sapere quanto tempo passa all'estero?
"Eh, si sa che in vari momenti tra i due non correva buon sangue".
È proprio vero che stavate aiutando l'Inter di Moratti contro Luciano Moggi?
"La pratica Ladroni, come la chiamavamo noi, riguarda le indagini sui rapporti tra la Juventus e gli arbitri. Volete sapere a quando risale? Al 2002... Succede che un arbitro bergamasco, ammiratore e amico di Giacinto Facchetti, anche lui bergamasco, un giorno scoppia e gli racconta i retroscena di quella che sarà Calciopoli. All'Inter vanno in fibrillazione, si spiegano alcune espulsioni, alcuni rigori assurdi e così Tronchetti consiglia a Moratti di chiamarmi".
Siete andati dalla magistratura?
"Era quello che volevo, ma la situazione è complessa e do a Moratti l'unico suggerimento possibile, e cioè portare Facchetti, come fonte confidenziale, dai carabinieri. Può parlare, resterà anonimo, l'indagine comincerà".
All'Inter che dicono?
"Tentennano, preferiscono non esporre Facchetti, forse hanno paura, io non posso intervenire più di tanto. Moratti mi dice che ha capito come stanno le cose e ne soffre, è preoccupatissimo, ma non vuole distruggere il calcio italiano. Allora che cosa possiamo fare? Si prepara un documento, che finisce sui tavoli dei sostituti procuratori Francesco Greco e Ilda Boccassini. E l'arbitro, convocato, va in procura, ma non è così facile come sembra... Fa scena muta. L'inchiesta Calciopoli non parte quindi da Milano, com'era possibile, ma partirà qualche anno dopo, a Napoli".
Davanti al gup Mariolina Panasiti s'è molto parlato dei dossier sull'ex sindaco di Telecom Rosalba Casiraghi.
"In una riunione con Carlo Buora, Tronchetti e Rocco di Torre Padula si fa il punto su come la stampa parla dell'azienda. Non bene, ci sentiamo sotto tiro e c'è il sospetto che sia la Casiraghi a soffiare le informazioni ai giornalisti. Nasce così la decisione di capire meglio".
Glielo consegnate fisicamente il dossier?
"A lui bastava quello che riferivo io. Un solo dossier legge di sicuro, quello relativo alla cognata, la signora Soriani, la seconda moglie del fratello, della quale durante l'interrogatorio davanti alla Panasiti, dice di non ricordarsi nemmeno il cognome... ".
Lei adesso è uscito dal processo Telecom e ha patteggiato la condanna per truffa e associazione per delinquere. Si sente uno sconfitto?
"No, e nemmeno un capro espiatorio. Mi sento di avere pagato i miei debiti e i miei errori, altri non l'hanno fatto. Io e la mia famiglia sì, e a caro prezzo. Ieri a scuola, mia figlia, di sette anni, si sente dire da un amichetto: "Tuo papà ha fatto delle cose brutte". Ma questo è inaccettabile, perché non ho fatto nulla di brutto, se non proteggere un'azienda, le sue strutture, i suoi uomini. Sono finito in un'inchiesta che non è arrivata alla verità e mi sa che il marasma non è ancora finito, perché comincia il processo per rito ordinario, quello che vede Emanuele Cipriani, il titolare dell'agenzia di investigazioni accusata dei dossieraggi illegali, come principale imputato. Immagino che lui mi chiamerà a testimoniare in aula, a settembre. E, come testimone, ho l'obbligo di dire la verità, e non posso nemmeno avvalermi della facoltà di non rispondere".
Lei, dunque, spera di ricevere finalmente le domande giuste? Sia il gip Gennari che il gup Panasiti, rimandando gli atti alla procura, hanno chiesto di indagare di più...
"Se lo dicono loro... Io sono stato un maresciallo dei carabinieri, sezione antiterrorismo, e la mia carriera successiva nasce dalla strada, non dalle raccomandazioni della politica. Quando mi sono congedato, sono stato chiamato da un cacciatore di teste a lavorare per Italtel e quando entro in Pirelli, il primo aprile del 1996, Cipriani è già lì. Lavorava sotto il manager Sola. Io, Cipriani e Marco Mancini non siamo dunque "tre amici al bar" che cercano di creare una combriccola a danno di Pirelli. Non ho portato via un euro, se molti credono che taccio perché ho un tesoretto all'estero, sbagliano. Tronchetti non mi ha coperto d'oro per non parlare e non sono stato zitto, è stato lo stesso gip Gennari a dire che ho collaborato. Non ho nulla di più dei miei stipendi. Ho il mio lavoro, un curriculum di tutto rispetto che hanno provato a infangare per salvare il presidente".
Il quale si è costituito parte civile contro di lei.
"Sì, lui e Afef. Ma siamo seri, che cosa volete che me ne importasse di indagare sui familiari di Afef? Tronchetti è un codardo, non ha avuto il coraggio di prendersi le sue responsabilità sui report che ci chiedeva, ha preferito offendere la dignità dei professionisti al suo servizio".
Ma lei e Cipriani siete amici o no?
"Sono amico di Mancini e ho un rapporto di conoscenza con Cipriani, punto e basta. Quando stavo in Italtel non mi sono mai servito dell'agenzia di Cipriani. Lo rincontro a Firenze tra il 78 e il 79. Lui faceva il funzionario di banca, ma fremeva per fare l'investigatore. Il suo idolo era Mancini, che lavorava per i servizi. Cipriani fa domanda per entrare nel Sisde, ma non ce la fa. Apre allora un'agenzia di investigazioni. Le nostre frequentazioni sono diverse. Per intenderci, io l'oratorio e gli scout, lui i figli di papà... ".
Ora siete grandi e, all'apice delle carriere, siete incappati nella legge.
"Già e quando scoppia l'inchiesta, passano sei mesi in cui non succede nulla. Io lavoro in Romania, poi a gennaio mi chiama Tronchetti Provera, che preme per riavermi in azienda in Italia. Facciamo una riunione con il capo del personale Gustavo Bracco e il capo del legale Francesco Chiappetta e lo stesso Tronchetti. Pensano di ripristinare, sempre con me a capo, un servizio più limitato di Security. Sempre a gennaio, c'è un altro incontro con Tronchetti, ed è presente anche il funzionario Valente. Il presidente si mostra preoccupato perché, mi dice, Cipriani ha consegnato alla Procura la password del dvd, e cioè la chiave del "forziere" che conteneva tutti i dossier della Polis d'Istinto. E là esistono anche due o tre pratiche che fanno paura a Tronchetti Provera, e lui stesso mi cita alcuni file sui politici, Fassino e D'Alema, che sono citati in Oak Fund, e Aldo Brancher".
E che cosa pensate di fare?
"Le ipotesi sono tante, ma in realtà l'azienda si paralizza. Si muove solo dopo la procura, e quando sa di non poter agire diversamente. E a me cambiano le carte sul tavolo. A giugno 2006 vengo licenziato, mi buttano a mare, prendono le distanze. Da gennaio a settembre 2006 mi cucinano e a settembre vado in galera. Un anno, di cui otto mesi e 13 giorni in isolamento. Del resto Tronchetti Provera conosce bene il metodo per far fuori qualcuno, quando arriva in Pirelli mandato da Mediobanca. Riesce a dare l'ultima spallata a Leopoldo Pirelli, ai tempi di Tangentopoli, quando lui e i manager vanno in procura. Indicativo sarà il discorso che Alberto Pirelli fa alla commemorazione del padre".
Ma, secondo lei, l'inchiesta milanese ha mai puntato a Tronchetti?
"Forse all'inizio, ma non so... Tronchetti mese dopo mese contava sempre di meno sullo scacchiere degli affari. Anzi, mentre Tronchetti tratta l'uscita di scena con il banchiere Giovanni Bazoli e la vendita di Telecom è ormai considerata cosa fatta, l'inchiesta finisce, puf".
Ma Tronchetti perché avrebbe avuto bisogno di lei per contattare chicchessia?
"Sì, so che dice così, ma è falso. Ovvio che poteva avere contatti con chiunque, ma è anche vero che c'era gente come D'Alema e Tremonti che non ci tenevano a vederlo".
E lei che cosa fa?
"Sono io che gli ho fatto fare la pace con D'Alema, per il tramite di Lucia Annunziata, e lo stesso con Tremonti, attraverso l'ex ufficiale della finanza Marco Milanese, che io conoscevo e che lavora con lui, ora è onorevole. Tronchetti confonde i contatti formali con quelli sostanziali. Per quelli formali c'era Perissich e Rocco di Torre Padula. Per gli altri, serviva il fido Tavaroli, ora rinnegato".
Lei dà del falso a Tronchetti, che invece fa l'anima bella, perché ha mentito in altre occasioni?
"Per esempio quando dice che le indagini su Oak Fund sono del 2005, invece sono nate nel 2001, dopo l'acquisto di Telecom dalla cordata di Emilio Gnutti e Roberto Colaninno. Voleva sapere a chi erano andati parte dei soldi versati per l'acquisto di Telecom. Si pensava a una parte politica, la sinistra, a cui Tronchetti dava fastidio".
Fastidio?
"Sì, era entrato con i piedi nel piatto in Telecom, appetito da tanti. Voleva fare l'imprenditore indipendente e questo può comportare dei rischi. Ora infatti è sceso a patti con la politica, è nei ranghi, è diventato manovrabile come tanti, tanti altri. Forse è quello che volevano, farlo tornare a più miti consigli. Era una minaccia al potere, non era il potere. Ma di mezzo ci sono finito io, con la mia famiglia".
Oggi riportiamo alcuni tratti di un’interessante intervista a Tavaroli, comparsa su Repubblica.
Sorvolando sulle parole iniziali, riportiamo questi tratti, altamente interessanti.
È proprio vero che stavate aiutando l'Inter di Moratti contro Luciano Moggi?
"La pratica Ladroni, come la chiamavamo noi, riguarda le indagini sui rapporti tra la Juventus e gli arbitri. Volete sapere a quando risale? Al 2002... Succede che un arbitro bergamasco, ammiratore e amico di Giacinto Facchetti, anche lui bergamasco, un giorno scoppia e gli racconta i retroscena di quella che sarà Calciopoli. All'Inter vanno in fibrillazione, si spiegano alcune espulsioni, alcuni rigori assurdi e così Tronchetti consiglia a Moratti di chiamarmi".
Siete andati dalla magistratura?
"Era quello che volevo, ma la situazione è complessa e do a Moratti l'unico suggerimento possibile, e cioè portare Facchetti, come fonte confidenziale, dai carabinieri. Può parlare, resterà anonimo, l'indagine comincerà".
All'Inter che dicono?
"Tentennano, preferiscono non esporre Facchetti, forse hanno paura, io non posso intervenire più di tanto. Moratti mi dice che ha capito come stanno le cose e ne soffre, è preoccupatissimo, ma non vuole distruggere il calcio italiano. Allora che cosa possiamo fare? Si prepara un documento, che finisce sui tavoli dei sostituti procuratori Francesco Greco e Ilda Boccassini. E l'arbitro, convocato, va in procura, ma non è così facile come sembra... Fa scena muta. L'inchiesta Calciopoli non parte quindi da Milano, com'era possibile, ma partirà qualche anno dopo, a Napoli".
Da queste parole risultano chiare alcune cose: primo che qualcuno stava indagando precedentemente tramite i “si pensa” e ”i sentito dire”. Secondo: che quando c’è stato da raccontare alla magistratura, si preferiva muoversi di nascosto, anonimamente piuttosto che di persona, affrontando di petto le situazioni.
Anche in questo caso ci sono, secondo noi, molti dubbi e pochissime prove. I sentito dire di allora ci ricordano i sentito dire dei testimoni ai processi. Quei sentito dire e quelle cose parziali hanno portato a un risultato, distruggere una società di calcio e alcune persone…
Un ragionamento finale: come vi sareste comportati sapendo che siete intercettati, che linguaggio avreste tenuto nelle conversazioni telefoniche? Fatevi alcune domande e magari capirete come mai nelle intercettazioni compaiono solo alcuni….e non tutti tutti…
dI SEGUITO TUTTO L'ARTICOLO DA REPUBBLICA
"Ho letto ovviamente i nuovi verbali di Tronchetti Provera". Scuote la testa: "E l'ho anche visto in tv in un'intervista sdraiata di Fabio Fazio, a prendere le distanze da me, a dire che quasi manco mi conosceva".
Ma, scusi, Tavaroli, si è sentito offeso?
"A livello personale non m'importa, qua c'è un'offesa professionale. E posso consentire ai giornalisti e ai magistrati di scherzare, al mio datore di lavoro no. Tronchetti sa bene che mentre lavoravo per lui ho fatto conferenze alla Nato, e anche in decine di università, perché la nostra Security aziendale era un modello. Adesso, tentano di farci passare, attraverso i loro avvocati, come un'accozzaglia di manigoldi. E lui? Fa finta di niente".
Ma lei e il dottore che rapporti avevate?
"Lui sembra voler interpretare il ruolo del gran signore che ha avuto un maggiordomo un po' infingardo, faccia pure, Tronchetti. Perché in effetti mi sono occupato anche di questioni personali e familiari... "
E cioè?
"Bah, gli esempi sono tanti. Un Natale mi chiama perché le figlie, di ritorno da Saint Moritz, sono state controllate e fermate in frontiera, e io a mia volta chiamo e corro. A Pasqua, un'altra emergenza. Bisognava aiutare il figlio di un amico, un ragazzo con seri problemi, che doveva finire in comunità, ma andava in giro. Tronchetti e il padre avevano paura che potesse commettere delle stupidaggini, eccoci qua, siamo noi che ci attiviamo per farlo sorvegliare ventiquattr'ore su 24, meglio di una mamma. Cose normali, sacrosante, per carità, ma... ".
Ma nell'udienza preliminare, il dottore sostiene che vi vedevate poco, lo stretto indispensabile.
"Non ci vedevamo certo tutti i giorni, ma certo che ci sentivamo e, quando serviva, viaggiavamo anche insieme. E nei casi di emergenza era Tronchetti, o la sua segretaria personale, che mi chiamavano. Bastava chiedere alla mitica signora Longaretti come stavano le cose".
Anche con i tabulati telefonici si sarebbe potuto ricostruire la dinamica dei rapporti. È stato fatto?
"Non mi risulta, sarebbe stato davvero utile analizzarli per dimostrare quanto la Security vivesse "dentro" l'azienda e per l'azienda lavorava. Come investigatore, mi chiedo come mai in Procura non siano state passate in rassegna nemmeno le mie mail, che raccontano giorno per giorno che cosa fosse, nella realtà e non nella fantasia, la sicurezza di Pirelli e Telecom, la nostra vera storia. Sin dall'inizio ho chiesto che fossero esaminati i nostri computer, erano la cartina di tornasole più chiara".
Anche questo non sarà stato fatto dai sostituti procuratori...
"Esatto, non mi risulta".
Ma si troveranno questi vostri computer che erano stati sequestrati?
"Spero di sì, specie se qualcuno vuole capire".
Ci aiuti a capire lei come funzionava. Per esempio, il dottore l'ha chiamata per proteggere qualche persona importante in difficoltà?
"Più d'una volta. Mi chiamò per il suo amico Luca Cordero di Montezemolo, quando dovevano eleggerlo presidente di Confindustria. Vado da Tronchetti e vedo uscire Cesare Romiti. Il quale, mi dicono, non voleva che Montezemolo si presentasse, e parlava di un verbale giudiziario degli anni Ottanta, una vecchia inchiesta di Torino".
Lei è sicuro di quello che sta dicendo?
"Per appurare la questione, mi muovo con il mio collaboratore Sasinini, operiamo sul pm di Biella o di Asti, comunque un magistrato vicino al procuratore Giancarlo Caselli. Sasinini chiama il pm e organizziamo a casa di Tronchetti un pranzo con Caselli".
C'è stato questo pranzo?
"Che c'è stato è sicuro, ma io non ho partecipato".
Risulta un'indagine vostra sull'ingegner Carlo De Benedetti. È sempre Tronchetti a ordinarle il report sulle utenze, soprattutto elettriche, delle case dell'ingegnere, per sapere quanto tempo passa all'estero?
"Eh, si sa che in vari momenti tra i due non correva buon sangue".
È proprio vero che stavate aiutando l'Inter di Moratti contro Luciano Moggi?
"La pratica Ladroni, come la chiamavamo noi, riguarda le indagini sui rapporti tra la Juventus e gli arbitri. Volete sapere a quando risale? Al 2002... Succede che un arbitro bergamasco, ammiratore e amico di Giacinto Facchetti, anche lui bergamasco, un giorno scoppia e gli racconta i retroscena di quella che sarà Calciopoli. All'Inter vanno in fibrillazione, si spiegano alcune espulsioni, alcuni rigori assurdi e così Tronchetti consiglia a Moratti di chiamarmi".
Siete andati dalla magistratura?
"Era quello che volevo, ma la situazione è complessa e do a Moratti l'unico suggerimento possibile, e cioè portare Facchetti, come fonte confidenziale, dai carabinieri. Può parlare, resterà anonimo, l'indagine comincerà".
All'Inter che dicono?
"Tentennano, preferiscono non esporre Facchetti, forse hanno paura, io non posso intervenire più di tanto. Moratti mi dice che ha capito come stanno le cose e ne soffre, è preoccupatissimo, ma non vuole distruggere il calcio italiano. Allora che cosa possiamo fare? Si prepara un documento, che finisce sui tavoli dei sostituti procuratori Francesco Greco e Ilda Boccassini. E l'arbitro, convocato, va in procura, ma non è così facile come sembra... Fa scena muta. L'inchiesta Calciopoli non parte quindi da Milano, com'era possibile, ma partirà qualche anno dopo, a Napoli".
Davanti al gup Mariolina Panasiti s'è molto parlato dei dossier sull'ex sindaco di Telecom Rosalba Casiraghi.
"In una riunione con Carlo Buora, Tronchetti e Rocco di Torre Padula si fa il punto su come la stampa parla dell'azienda. Non bene, ci sentiamo sotto tiro e c'è il sospetto che sia la Casiraghi a soffiare le informazioni ai giornalisti. Nasce così la decisione di capire meglio".
Glielo consegnate fisicamente il dossier?
"A lui bastava quello che riferivo io. Un solo dossier legge di sicuro, quello relativo alla cognata, la signora Soriani, la seconda moglie del fratello, della quale durante l'interrogatorio davanti alla Panasiti, dice di non ricordarsi nemmeno il cognome... ".
Lei adesso è uscito dal processo Telecom e ha patteggiato la condanna per truffa e associazione per delinquere. Si sente uno sconfitto?
"No, e nemmeno un capro espiatorio. Mi sento di avere pagato i miei debiti e i miei errori, altri non l'hanno fatto. Io e la mia famiglia sì, e a caro prezzo. Ieri a scuola, mia figlia, di sette anni, si sente dire da un amichetto: "Tuo papà ha fatto delle cose brutte". Ma questo è inaccettabile, perché non ho fatto nulla di brutto, se non proteggere un'azienda, le sue strutture, i suoi uomini. Sono finito in un'inchiesta che non è arrivata alla verità e mi sa che il marasma non è ancora finito, perché comincia il processo per rito ordinario, quello che vede Emanuele Cipriani, il titolare dell'agenzia di investigazioni accusata dei dossieraggi illegali, come principale imputato. Immagino che lui mi chiamerà a testimoniare in aula, a settembre. E, come testimone, ho l'obbligo di dire la verità, e non posso nemmeno avvalermi della facoltà di non rispondere".
Lei, dunque, spera di ricevere finalmente le domande giuste? Sia il gip Gennari che il gup Panasiti, rimandando gli atti alla procura, hanno chiesto di indagare di più...
"Se lo dicono loro... Io sono stato un maresciallo dei carabinieri, sezione antiterrorismo, e la mia carriera successiva nasce dalla strada, non dalle raccomandazioni della politica. Quando mi sono congedato, sono stato chiamato da un cacciatore di teste a lavorare per Italtel e quando entro in Pirelli, il primo aprile del 1996, Cipriani è già lì. Lavorava sotto il manager Sola. Io, Cipriani e Marco Mancini non siamo dunque "tre amici al bar" che cercano di creare una combriccola a danno di Pirelli. Non ho portato via un euro, se molti credono che taccio perché ho un tesoretto all'estero, sbagliano. Tronchetti non mi ha coperto d'oro per non parlare e non sono stato zitto, è stato lo stesso gip Gennari a dire che ho collaborato. Non ho nulla di più dei miei stipendi. Ho il mio lavoro, un curriculum di tutto rispetto che hanno provato a infangare per salvare il presidente".
Il quale si è costituito parte civile contro di lei.
"Sì, lui e Afef. Ma siamo seri, che cosa volete che me ne importasse di indagare sui familiari di Afef? Tronchetti è un codardo, non ha avuto il coraggio di prendersi le sue responsabilità sui report che ci chiedeva, ha preferito offendere la dignità dei professionisti al suo servizio".
Ma lei e Cipriani siete amici o no?
"Sono amico di Mancini e ho un rapporto di conoscenza con Cipriani, punto e basta. Quando stavo in Italtel non mi sono mai servito dell'agenzia di Cipriani. Lo rincontro a Firenze tra il 78 e il 79. Lui faceva il funzionario di banca, ma fremeva per fare l'investigatore. Il suo idolo era Mancini, che lavorava per i servizi. Cipriani fa domanda per entrare nel Sisde, ma non ce la fa. Apre allora un'agenzia di investigazioni. Le nostre frequentazioni sono diverse. Per intenderci, io l'oratorio e gli scout, lui i figli di papà... ".
Ora siete grandi e, all'apice delle carriere, siete incappati nella legge.
"Già e quando scoppia l'inchiesta, passano sei mesi in cui non succede nulla. Io lavoro in Romania, poi a gennaio mi chiama Tronchetti Provera, che preme per riavermi in azienda in Italia. Facciamo una riunione con il capo del personale Gustavo Bracco e il capo del legale Francesco Chiappetta e lo stesso Tronchetti. Pensano di ripristinare, sempre con me a capo, un servizio più limitato di Security. Sempre a gennaio, c'è un altro incontro con Tronchetti, ed è presente anche il funzionario Valente. Il presidente si mostra preoccupato perché, mi dice, Cipriani ha consegnato alla Procura la password del dvd, e cioè la chiave del "forziere" che conteneva tutti i dossier della Polis d'Istinto. E là esistono anche due o tre pratiche che fanno paura a Tronchetti Provera, e lui stesso mi cita alcuni file sui politici, Fassino e D'Alema, che sono citati in Oak Fund, e Aldo Brancher".
E che cosa pensate di fare?
"Le ipotesi sono tante, ma in realtà l'azienda si paralizza. Si muove solo dopo la procura, e quando sa di non poter agire diversamente. E a me cambiano le carte sul tavolo. A giugno 2006 vengo licenziato, mi buttano a mare, prendono le distanze. Da gennaio a settembre 2006 mi cucinano e a settembre vado in galera. Un anno, di cui otto mesi e 13 giorni in isolamento. Del resto Tronchetti Provera conosce bene il metodo per far fuori qualcuno, quando arriva in Pirelli mandato da Mediobanca. Riesce a dare l'ultima spallata a Leopoldo Pirelli, ai tempi di Tangentopoli, quando lui e i manager vanno in procura. Indicativo sarà il discorso che Alberto Pirelli fa alla commemorazione del padre".
Ma, secondo lei, l'inchiesta milanese ha mai puntato a Tronchetti?
"Forse all'inizio, ma non so... Tronchetti mese dopo mese contava sempre di meno sullo scacchiere degli affari. Anzi, mentre Tronchetti tratta l'uscita di scena con il banchiere Giovanni Bazoli e la vendita di Telecom è ormai considerata cosa fatta, l'inchiesta finisce, puf".
Ma Tronchetti perché avrebbe avuto bisogno di lei per contattare chicchessia?
"Sì, so che dice così, ma è falso. Ovvio che poteva avere contatti con chiunque, ma è anche vero che c'era gente come D'Alema e Tremonti che non ci tenevano a vederlo".
E lei che cosa fa?
"Sono io che gli ho fatto fare la pace con D'Alema, per il tramite di Lucia Annunziata, e lo stesso con Tremonti, attraverso l'ex ufficiale della finanza Marco Milanese, che io conoscevo e che lavora con lui, ora è onorevole. Tronchetti confonde i contatti formali con quelli sostanziali. Per quelli formali c'era Perissich e Rocco di Torre Padula. Per gli altri, serviva il fido Tavaroli, ora rinnegato".
Lei dà del falso a Tronchetti, che invece fa l'anima bella, perché ha mentito in altre occasioni?
"Per esempio quando dice che le indagini su Oak Fund sono del 2005, invece sono nate nel 2001, dopo l'acquisto di Telecom dalla cordata di Emilio Gnutti e Roberto Colaninno. Voleva sapere a chi erano andati parte dei soldi versati per l'acquisto di Telecom. Si pensava a una parte politica, la sinistra, a cui Tronchetti dava fastidio".
Fastidio?
"Sì, era entrato con i piedi nel piatto in Telecom, appetito da tanti. Voleva fare l'imprenditore indipendente e questo può comportare dei rischi. Ora infatti è sceso a patti con la politica, è nei ranghi, è diventato manovrabile come tanti, tanti altri. Forse è quello che volevano, farlo tornare a più miti consigli. Era una minaccia al potere, non era il potere. Ma di mezzo ci sono finito io, con la mia famiglia".
mercoledì 2 giugno 2010
DUBBI SU INTERCETTOPOLI DALLA SPONDA OPPOSTA
Un articolo di Gad Lerner presente su Vanity Fair uscito questa settimana pone alcuni interrogativi interessanti su temi su cui molti tifosi bianconeri si interrogano ormai da tempo. In particolare, vale la pena di sottolineare queste parole tratte dal suo articolo: “….ricordate Giuliano Tavaroli e la sua compagnia di spioni ch trafficavano in tabulati telefonici, corrompevano uomini delle forze dell’ordine, saccheggiavano banche dati istituzionali, frugavano nei pc, pedinavano, schedavano? Il Gup milanese Mariolina Panasiti ha escluso che agissero per conto proprio, come una scheggia impazzita, all’insaputa dei vertici aziendali. E di conseguenza ha sollecitato la procura a ulteriori indagini, non accontentandosi della testimonianza con cui Tronchetti Provera s’era dichiarato ignaro, raggirato e vittima dei suoi stessi collaboratori……”.
Già questo basterebbe per porre alcune riflessioni in che legge, ma aggiungo ancora un’altra frase ancora più esplicita sempre dall’articolo di Gad Lerner: “….Se Tavaroli e soci vengono prosciolti dal reato di appropriazione indebita, è perché obbedivano a disposizioni dall’alto. I destinatari delle informazioni abusivamente reperite su tanti manager, politici, giornalisti potevano acquisire un notevole potere di ricatto o di intimidazione, tramite dossier per cui vennero sperperati decine di milioni “.
Gad Lerner , fa poi un’interessante riflessione sul capitalismo, sul suo invecchiamento e sulla sua scarsa competitività. Per chi fosse appassionato, ne consiglio la lettura. Personalmente preferisco soffermarmi sui collegamenti intercettazioni Telecom-Calciopoli e su quanto ammesso da Tavaroli sui pedinamenti di De Santis.
Quanto detto dal gup milanese, cioè che Tavaroli non agisse per suo conto, vuol dire che ammette o quanto meno ipotizza la presenza di un mandante… Piaccia o non piaccia ci interesserebbe sapere chi ha voluto pedinare De Santis, chi voleva pedinare Vieri e soprattutto se qualcuno sapeva che alcuni arbitri e dirigenti erano intercettati e li spiava.
La procura di Napoli ha basato parte del suo lavoro sulle sim svizzere, mi piacerebbe sapere cosa dovrebbe fare un manager se sa di essere intercettato (dalla concorrenza) e se vuole lavorare. Fatevi due domande e avrete le risposte, direi.
I dubbi sono sempre più grossi e vediamo, con piacere, che grandi giornalisti si pongono interrogativi, su temi che possono, a nostro parere, condurre anche all’analisi di Calciopoli.
Ho molto apprezzato l’articolo di Gad Lerner, mi piacerebbe che lui un giorno, da interista, scrivesse un pezzo su Calciopoli, alla luce dei fatti di oggi e sapere il suo parere su come sono state volte le indagini e soprattutto se secondo lui è stato tutto regolare o meno. Leggendo il suo pezzo sulle intercettazioni Telecom, secondo me, qualche dubbio sarà venuto anche a lui, a me molti… ma purtroppo, o per fortuna non ero il solo.
Già questo basterebbe per porre alcune riflessioni in che legge, ma aggiungo ancora un’altra frase ancora più esplicita sempre dall’articolo di Gad Lerner: “….Se Tavaroli e soci vengono prosciolti dal reato di appropriazione indebita, è perché obbedivano a disposizioni dall’alto. I destinatari delle informazioni abusivamente reperite su tanti manager, politici, giornalisti potevano acquisire un notevole potere di ricatto o di intimidazione, tramite dossier per cui vennero sperperati decine di milioni “.
Gad Lerner , fa poi un’interessante riflessione sul capitalismo, sul suo invecchiamento e sulla sua scarsa competitività. Per chi fosse appassionato, ne consiglio la lettura. Personalmente preferisco soffermarmi sui collegamenti intercettazioni Telecom-Calciopoli e su quanto ammesso da Tavaroli sui pedinamenti di De Santis.
Quanto detto dal gup milanese, cioè che Tavaroli non agisse per suo conto, vuol dire che ammette o quanto meno ipotizza la presenza di un mandante… Piaccia o non piaccia ci interesserebbe sapere chi ha voluto pedinare De Santis, chi voleva pedinare Vieri e soprattutto se qualcuno sapeva che alcuni arbitri e dirigenti erano intercettati e li spiava.
La procura di Napoli ha basato parte del suo lavoro sulle sim svizzere, mi piacerebbe sapere cosa dovrebbe fare un manager se sa di essere intercettato (dalla concorrenza) e se vuole lavorare. Fatevi due domande e avrete le risposte, direi.
I dubbi sono sempre più grossi e vediamo, con piacere, che grandi giornalisti si pongono interrogativi, su temi che possono, a nostro parere, condurre anche all’analisi di Calciopoli.
Ho molto apprezzato l’articolo di Gad Lerner, mi piacerebbe che lui un giorno, da interista, scrivesse un pezzo su Calciopoli, alla luce dei fatti di oggi e sapere il suo parere su come sono state volte le indagini e soprattutto se secondo lui è stato tutto regolare o meno. Leggendo il suo pezzo sulle intercettazioni Telecom, secondo me, qualche dubbio sarà venuto anche a lui, a me molti… ma purtroppo, o per fortuna non ero il solo.
Etichette:
CALCIOPOLI 2,
Inter,
Moggi,
moratti,
tronchetti provera
mercoledì 26 maggio 2010
IL CONIGLIO NEL CILINDRO

Non ce ne vorranno i detrattori di Moggi, non ce vorranno quelli che cercano di occultare la verità e i carissimi garantisti, un tempo giustizionalisti.
Martedì dal cilindro dell'accusa è saltato fuori un grosso coniglio e nessuno se ne è accorto...cioè..proprio nessuno nessuno...
Ci siamo accorti in molti come un altro testimone dell'accusa ha praticamente deposto a favore della difesa, sconfessando quanto detto nei famosi interrogatori.
Non ce ne voglia il Tg1, che racconta la sua versione dei fatti, ma la deposizione di Mancini stupisce tanto quanto un grosso coniglio uscito dal cilindro.
Fortunatamente non ha stupito solo quelli che pensano che Calciopoli sia stata condotta in modo a dir poco "strano", ha colpito anche i giustizionalisti e primo tra tutti il signor Ziliani...che non manca mai per "le sue parole dolci" verso la Juventus.
Di seguito un estratto dal suo articolo:
In un colpo solo, con i 15 minuti di deposizione (agghiacciante) resa martedì a Napoli, Mancini ha fatto passare il seguente doppio messaggio: 1) “Quando con l'Inter perdevo e accusavo la Juventus (e il Milan) di imbrogliare, dicevo il falso e lo facevo tradito dal mio temperamento”; 2) “Quando dopo Calciopoli ho vinto uno scudetto a tavolino e due sul campo, l'ho fatto senza merito: qualcuno aveva mandato in B la Juve e penalizzato il Milan, ma non era il caso, davvero, perché erano cose che facevano tutti”.
Praticamente, a mio parere, il signor Ziliani da del coniglio a Mancini per non aver ripetuto le accuse che lo stesso aveva fatto contro Moggi nel 2006.
Caro Ziliani, è vero, se una persona, sotto giuramento, non ripete le cose che aveva o non aveva detto sotto interrogatorio è un coniglio...
Facciamo un ragionamento, quindi: quanti sotto giuramento hanno ripetuto quanto avevano sostenuto sotto interrogatorio? Quali sono le prove tangibili dai forse, dai sentito dire...etc...
I vari testimoni dell'accusa che fino ad oggi si sono presentati, sono stati efficaci o meno.... vogliamo parlare del colonnello Auricchio e dei suoi non ricordo tre le risate generali del tribunale.
Mancini forse in questi 4 anni ha ripensato a quello che aveva detto e forse quello che aveva detto era figlio della rabbia del momento...
Non avrei mai pensato di ringraziare Mancini, ma se Mancini ha detto la verità, perchè sotto giuramento si dice la verità, lo ringrazio...
E quindi... caro Ziliani, dopo barboni... saremo tutti conigli....purtroppo piaccia o non piaccia i testimoni dell'accusa...stanno testimoniando a favore della difesa...ma nessuno lo dice... forse i conigli in Italia.. sono tanti tanti...ma sono da ricercare al di fuori dal tribunale e tra coloro che nel 2006 avevano distrutto con le loro parole di fiele la Juventus.
Di seguito l'articolo di Ziliani, tratto dal suo sito
Quando due estati fa, in totale controtendenza con l'opinione prevalente nei mass-media italici – riassumibile nella frase: “non è possibile licenziare l'allenatore che ha vinto gli ultimi tre scudetti” -, scrivevamo che Moratti aveva fatto benissimo ad ingaggiare un grande come Mourinho e a disfarsi di una mezza tacca come Mancini, eravamo certi di quel che scrivevamo: e il tempo è stato galantuomo. Ebbene, a distanza di due anni, a conferma della bontà della posizione presa, è successo un fatto nuovo (che non ha nulla a che vedere con la Champions vinta dall'Inter 45 anni dopo Herrera): e il fatto nuovo è che Mancini, dopo aver dimostrato di essere una mezza tacca come allenatore, ha dimostrato di essere una mezza tacca anche come uomo. È stato indecoroso lo spettacolo che Mancini, testimone d'accusa nel processo-Calciopoli, ha dato martedì al tribunale di Napoli: l'ex allenatore dell'Inter, novello dr. Jeckill e mr. Hide, chiamato a deporre nel processo contro la Cupola si è trasformato come d'incanto nel più formidabile teste a difesa di Moggi & company. Ma con la sua balbettante deposizione, tutta a base di “probabilmente”, “non ricordo”, “lo facevano tutti” e “sono cose che si dicono nella foga del momento”, Mancini non si è limitato a fare un favore a Moggi, ma ha ottenuto l'incredibile risultato di rendere ridicolo il suo passato (e quindi la sua figura) di allenatore.
Ricapitolando: dopo aver passato anni sulla panchina dell'Inter a scattare come un tarantolato contro i Trefoloni e i Rosetti di turno, a lanciare accuse contro un sistema arbitrale giudicato troppo contiguo a Moggi e a giustificare sconfitte e terzi posti con le prepotenze subite da un Palazzo che agiva con le modalità dell'apparato mafioso, dopo aver diviso il podio degli anti-Moggi con Zeman e Franco Baldini, a scandalo scoperchiato e a condanne comminate sia in sede di giustizia sportiva (Juventus in B), sia in sede di giustizia penale (3 anni per associazione a delinquere a Giraudo e Lanese nel rito abbreviato del processo-Calciopoli, un anno e mezzo a Moggi per violenza privata e minacce nel processo-Gea), Mancini è riuscito nell'impresa di schierarsi contro l'evidenza, diremmo contro la storia, ingranando una grottesca e catastrofica – per la sua immagine - marcia indietro. Calcolando male il peso delle sue parole, però. Perché se è vero che i campionati trascorsi a frignare, strepitare e lanciare accuse contro la banda-Moggi non erano poi così irregolari come Mancini voleva farci credere, e le cose che Roberto diceva e le accuse che apertamente lanciava erano “sfoghi dettati dalla foga del momento” (ha detto proprio così, il prode Mancio, sotto giuramento al tribunale di Napoli), allora la conclusione è una sola: Mancini era un allenatore scarso che perdeva le partite per incapacità e non sapendo perdere dava la colpa agli altri. Il classico inetto, insomma, incapace di accettare il verdetto del campo. Un piagnone.
In un colpo solo, con i 15 minuti di deposizione (agghiacciante) resa martedì a Napoli, Mancini ha fatto passare il seguente doppio messaggio: 1) “Quando con l'Inter perdevo e accusavo la Juventus (e il Milan) di imbrogliare, dicevo il falso e lo facevo tradito dal mio temperamento”; 2) “Quando dopo Calciopoli ho vinto uno scudetto a tavolino e due sul campo, l'ho fatto senza merito: qualcuno aveva mandato in B la Juve e penalizzato il Milan, ma non era il caso, davvero, perché erano cose che facevano tutti”.
Domanda: un voltafaccia così, roba che al confronto quello di Capello ai tempi della Roma (“Non potrei mai allenare un club di malaffare come la Juventus”) impallidisce, come si spiega? Detto che Mancini sta al coraggio come Giuda sta alla fedeltà, l'invereconda commedia recitata nell'aula del tribunale di Napoli che motivazioni ha? Forse Roberto sta provando ad ingraziarsi il mondo-Juve che un pensierino a lui, nel dopo-Ferrara, l'aveva fatto? A pensar male si fa peccato ma a volte s'indovina. E forse Mancini, nel timore che dopo il fallimento del suo primo anno al City (il 4° posto-Champions finito al Tottenham) arrivi anche il secondo fallimento targato 2010-2011, ha solo voluto mandare un messaggio al popolo Juve: mi genufletto, mi cospargo il capo di cenere e mi do a voi anima e corpo.
Nel caso abbiate bisogno, in futuro, fate uno squillo.
Etichette:
Ancelotti,
auricchio,
CALCIOPOLI 2,
Inter,
Juventus,
mancini,
Moggi,
Paolo Ziliani
CARO AMICO TI SCRIVO....

Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po'...e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò.
Da quando sei partito c'è una grossa novità, l'anno vecchio è finito ormai ma qualcosa ancora qui non va.
........ Ma la televisione ha detto che il nuovo anno porterà una trasformazione
e tutti quanti stiamo già aspettando sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno,
ogni Cristo scenderà dalla croce anche gli uccelli faranno ritorno.
.....L'anno che sta arrivando tra un anno passerà io mi sto preparando è questa la novità.
Questa canzone di Lucio Dalla, andrebbe benissimo per una lettera da scrivere a un caro amico, un caro amico che si vede nel momento del bisogno, quando le cose vanno male e c'è qualcosa da risollevare.
Da quanto è partito... c'è una grossa novità... in effetti 4 scudetti consecutivi sono un grossa novità...come pure una finale di Champions League...
La televisione.... eh si i media... che hanno fomentato bene il fuoco delle polemiche... si loro hanno portato una bella trasformazione.... e poi... quel tre volte Natale come i tre tituli di quest'anno e festa tutto l'anno.... come non ammetterlo...
Una bella lettera per quel caro amico che magari ha collaborato con la tua società in passato, un caro amico che se poi va tutto bene lo porti con te in gita a Madrid... così poi non ti serve più scrivergli... gli puoi dire grazie di persona...
Detto questo, mi chiedo... ma possibile che nessuno si accorga che l'Italia è il paese delle contraddizioni...mi chiedo se piaccia o non piaccia, come sarebbe stata diversa la situazione con un processo con tempi normali e tutte le telefonate già nel 2006...ma questa è un'altra storia....per il momento non ci resta che ascoltare le poesie di Lucio Dalla...
Leggi le parole di Moggi su Libero su Guido Rossi
Ogni tanto siamo portati a credere che possa piovere sul bagnato e magari l’assassino debba tornare sul luogo del delitto. Eppure, che ci faceva Guido Rossi tra i vip portati da Moratti al Bernabeu? Non è l’ennesima dimostrazione di feeling con il famoso giurista, ex componente del Cda dell’Inter, nominato nel 2006 commissario Figc, che decise autonomamente quell’attribuzione? Riporto la staffilata di Beccantini che nel passaggio di Rossi da commissario a interista vip al Bernabeu, vede «incarnare la cronica ambiguità di un Paese sospeso tra l’etica e l’etichetta».
Etichette:
CALCIOPOLI 2,
GUIDO ROSSI,
Inter,
LUCIO DALLA,
Moggi,
moratti
martedì 25 maggio 2010
I LETTORI NON SONO "PIRLA!
Oggi all'udienza di Napoli abbiamo assistito alla dichiarazione spontanea di Moggi.
L'ex direttore, sempre molto teatrale, ha però detto alcune cose, che indipendentemente dalla parte che uno può avere su Calciopoli sono vere...
I fatti del passato testimoniano come in quel campionato la Juventus non avesse più potere del Milan.
Di seguito le parole "....Vorrei andare sulla scorsa udienza di Ancelotti. Ancelotti ha detto che Meani non era vun dirigente del Milan, io so che quando si porta una lista all'arbitro c'è scritto chi è l'addetto e c'è il nome di Meani. Il signor Meani risultava l'incaricato all'arbitro quindi faceva parte della struttura societaria.
Detto questo Ancelotti ha detto di sentirsi defraudato ed ha citato tre partite, Siena-Milan, Lecce-Milan e Milan-Juventus ed i giornali hanno fatto i titoli di Ancelotti defraudato. Siccome in questo mondo si dicono solo le cose che interessano, citerò in quel campionato in cui il milan è stato favorito Parma- Milan, in cui vince il Milan 2 a 1, arbitro Pieri, qui cito alla moviola, non faccio come Auricchio che avrebbe preso la Gazzetta dello Sport. Per la moviola c'è dubbio per intervento di Cafù su Gilardino, se questo arbitro fosse un sodale dell'associazione quale migliore occasione per far pareggiare il Milan?
Reggina-Milan arbitro Racalbuto, altro arbitro della cupola: commento dei giornali, la Reggina ha una paio di cose da dire all'arbitro. Passando alla moviola c'è un fallo di Nesta su un giocatore della Reggina lanciato a rete, ma manca il rosso. Se Racalbuto era veramente uno che parteggiava per l'associazione poteva applicando la regola espellere Nesta.
Atalanta-Milan, arbitro Bertini. Per la moviola, Bertini altro arbitro dell'associazione non concede la punizione per fallo di Nesta e non lo espelle anche in quel campionato in cui Ancelotti si sentiva defraudato c'erano episodi in cui eravamo noi defraudati".
Sarebbe il caso che i giornali e le tv cominciassero a considerare regolare quel campionato, deciso dalla sfida di Milano, arbitrata da Collina... che tutto era, eccetto che amico della Juventus e forse molto più vicino ad altri, come ci dicono certe intercettazioni.
Nessuno lo dice... e i giornali credono che i lettori siano "pirla". Certi giornali prendono in giro i lettori, si fingono super partes, raccontando solo quello che pone a favore di una o dell'altra parte.
Moltissimi di quelli che cercano almeno di trasmettere l'evidenza del passato vengono etichettati come Moggiani.
Qui non è essere Moggiani o meno, io non sono Moggiano, io sono fautore delle cose come stanno, se ci fossero evidenze inconfutabili che mi testimoniassero che Moggi era a capo del sistema Cupola, sarei il primo a fare mia culpa. Se ci fosse una valigetta con i soldini, sarei il primo a accusare Moggi, per ora vedo solo teorie e testimoni dell'accusa come Ancelotti e Mancini che sbugiardano il pm, o colonnelli che tra un non ricordo e un non so... non danno una mano a chiarire le cose.
Attualmente non trovo queste evidenze e piaccia o non piaccia... come dice qualcuno...non ci sono.
Se mi vogliono raccontare la favoletta e far credere che il lupo cattivo era buono non ci sto...qui ci sono molti lettori e telespettatori che credono in certe persone e queste persone non stanno raccontando tutto....prima colpevolisti, ora garantisti e domani chissà?
Fortunatamente esistono persone che cercano di dire le cose come sono, o quantomeno cercano di dire tutto e c'è internet che permette rapidamente di diffondere le opinioni più disparate....in modo da farci sembrare meno "pirla"
Leggete come hanno riportato certi media la deposizione di Ancelotti e poi ditemi...
L'ex direttore, sempre molto teatrale, ha però detto alcune cose, che indipendentemente dalla parte che uno può avere su Calciopoli sono vere...
I fatti del passato testimoniano come in quel campionato la Juventus non avesse più potere del Milan.
Di seguito le parole "....Vorrei andare sulla scorsa udienza di Ancelotti. Ancelotti ha detto che Meani non era vun dirigente del Milan, io so che quando si porta una lista all'arbitro c'è scritto chi è l'addetto e c'è il nome di Meani. Il signor Meani risultava l'incaricato all'arbitro quindi faceva parte della struttura societaria.
Detto questo Ancelotti ha detto di sentirsi defraudato ed ha citato tre partite, Siena-Milan, Lecce-Milan e Milan-Juventus ed i giornali hanno fatto i titoli di Ancelotti defraudato. Siccome in questo mondo si dicono solo le cose che interessano, citerò in quel campionato in cui il milan è stato favorito Parma- Milan, in cui vince il Milan 2 a 1, arbitro Pieri, qui cito alla moviola, non faccio come Auricchio che avrebbe preso la Gazzetta dello Sport. Per la moviola c'è dubbio per intervento di Cafù su Gilardino, se questo arbitro fosse un sodale dell'associazione quale migliore occasione per far pareggiare il Milan?
Reggina-Milan arbitro Racalbuto, altro arbitro della cupola: commento dei giornali, la Reggina ha una paio di cose da dire all'arbitro. Passando alla moviola c'è un fallo di Nesta su un giocatore della Reggina lanciato a rete, ma manca il rosso. Se Racalbuto era veramente uno che parteggiava per l'associazione poteva applicando la regola espellere Nesta.
Atalanta-Milan, arbitro Bertini. Per la moviola, Bertini altro arbitro dell'associazione non concede la punizione per fallo di Nesta e non lo espelle anche in quel campionato in cui Ancelotti si sentiva defraudato c'erano episodi in cui eravamo noi defraudati".
Sarebbe il caso che i giornali e le tv cominciassero a considerare regolare quel campionato, deciso dalla sfida di Milano, arbitrata da Collina... che tutto era, eccetto che amico della Juventus e forse molto più vicino ad altri, come ci dicono certe intercettazioni.
Nessuno lo dice... e i giornali credono che i lettori siano "pirla". Certi giornali prendono in giro i lettori, si fingono super partes, raccontando solo quello che pone a favore di una o dell'altra parte.
Moltissimi di quelli che cercano almeno di trasmettere l'evidenza del passato vengono etichettati come Moggiani.
Qui non è essere Moggiani o meno, io non sono Moggiano, io sono fautore delle cose come stanno, se ci fossero evidenze inconfutabili che mi testimoniassero che Moggi era a capo del sistema Cupola, sarei il primo a fare mia culpa. Se ci fosse una valigetta con i soldini, sarei il primo a accusare Moggi, per ora vedo solo teorie e testimoni dell'accusa come Ancelotti e Mancini che sbugiardano il pm, o colonnelli che tra un non ricordo e un non so... non danno una mano a chiarire le cose.
Attualmente non trovo queste evidenze e piaccia o non piaccia... come dice qualcuno...non ci sono.
Se mi vogliono raccontare la favoletta e far credere che il lupo cattivo era buono non ci sto...qui ci sono molti lettori e telespettatori che credono in certe persone e queste persone non stanno raccontando tutto....prima colpevolisti, ora garantisti e domani chissà?
Fortunatamente esistono persone che cercano di dire le cose come sono, o quantomeno cercano di dire tutto e c'è internet che permette rapidamente di diffondere le opinioni più disparate....in modo da farci sembrare meno "pirla"
Leggete come hanno riportato certi media la deposizione di Ancelotti e poi ditemi...
domenica 16 maggio 2010
LA PRUDENZA DI ABETE
Due giorni fa tutti abbiamo sentito le parole di Abete "Al momento non c'è nessun organo della giustizia sportiva al lavoro per l'esposto della Juventus sulla revoca dello scudetto del 2006 finito dopo Calciopoli nella bacheca dell'Inter...Come le decisioni prese dal commissario si basavano su indagini di organi di giustizia sportiva deliberanti così, in questo caso, l'iter della Procura deve essere ancora effettuato. Bisogna aspettare i risultati conclusivi della perizia del tribunale di Napoli.
Ieri, a margine di un convegno ha corretto il tiro «Quando la giustizia sportiva avrà concluso la propria indagine avremo un'idea più chiara dello scenari...Prima facciamo valutare la questione da parte degli organi di giustizia sportiva, la procura federale ha aperto un'inchiesta e bisogna attendere i tempi tecnici per avere materiale certificato, ossia le trascrizioni delle telefonate depositate al processo di Napoli».
Diciamo che in un paio di giorni ha corretto il tiro, prima quasi a voler dire che tutto era fermo e poi a voler dire che c'è un'analisi in corso.
Tutti coloro che hanno a cuore la verità e sono tanti, amerebbero capire come mai ci vogliono sessanta giorni per trascrivere 60 telefonate della lunghezza di pochi minuti ciascuna.... Il più lento degli amanuensi, utilizzando calligrafia cuneiforme ci metterebbe probabilmente meno.
Molti sono i candidati disponibili a cominciare il lavoro immediatamente per concluderlo in pochi giorni offrendo una trascrizione totale e completa e offrendo anche cd masterizzati per chiunque a un costo modico e non di 35,000 euro ciascuno.
Detto questo il garantismo che sentiamo lo riteniamo da una parte giusto e lecito, ma ci sarebbe piaciuto vedere lo stesso atteggiamento, le stesse indagini, la stessa voglia di tutela anche quattro anni fa...
Dov'erano quattro anni fa i giornalisti garantisti?, dove sono oggi i forcaioli di allora?
La rivoluzione ormai è passata, Robespierre, Danton e Marat hanno fatto una brutta fine....
Nel frattempo Abete è diventato prudentissimo... io nel frattempo mi chiedo se avrà avuto modo di ascoltare le parole di Bergamo in cui riportava delle parole del presidente dell'Inter con delle considerazioni su di lui... chissà..
Chissà se manterrà la stessa prudenza sentendo queste intercettazioni...
Ieri, a margine di un convegno ha corretto il tiro «Quando la giustizia sportiva avrà concluso la propria indagine avremo un'idea più chiara dello scenari...Prima facciamo valutare la questione da parte degli organi di giustizia sportiva, la procura federale ha aperto un'inchiesta e bisogna attendere i tempi tecnici per avere materiale certificato, ossia le trascrizioni delle telefonate depositate al processo di Napoli».
Diciamo che in un paio di giorni ha corretto il tiro, prima quasi a voler dire che tutto era fermo e poi a voler dire che c'è un'analisi in corso.
Tutti coloro che hanno a cuore la verità e sono tanti, amerebbero capire come mai ci vogliono sessanta giorni per trascrivere 60 telefonate della lunghezza di pochi minuti ciascuna.... Il più lento degli amanuensi, utilizzando calligrafia cuneiforme ci metterebbe probabilmente meno.
Molti sono i candidati disponibili a cominciare il lavoro immediatamente per concluderlo in pochi giorni offrendo una trascrizione totale e completa e offrendo anche cd masterizzati per chiunque a un costo modico e non di 35,000 euro ciascuno.
Detto questo il garantismo che sentiamo lo riteniamo da una parte giusto e lecito, ma ci sarebbe piaciuto vedere lo stesso atteggiamento, le stesse indagini, la stessa voglia di tutela anche quattro anni fa...
Dov'erano quattro anni fa i giornalisti garantisti?, dove sono oggi i forcaioli di allora?
La rivoluzione ormai è passata, Robespierre, Danton e Marat hanno fatto una brutta fine....
Nel frattempo Abete è diventato prudentissimo... io nel frattempo mi chiedo se avrà avuto modo di ascoltare le parole di Bergamo in cui riportava delle parole del presidente dell'Inter con delle considerazioni su di lui... chissà..
Chissà se manterrà la stessa prudenza sentendo queste intercettazioni...
Etichette:
abete,
CALCIOPOLI 2,
Juventus,
Moggi
sabato 15 maggio 2010
Scommessopoli e stranezze varie

Potrebbe non concludersi domani il campionato di calcio 20009/2010, sul finale di stagione oltre l'ombra di Calciopoli, che purtroppo sappiamo tutti già come andrà a finire, vista la grande mano garantista della fedrazione, si addensa l ´ombra delle scommesse sul campionato italiano.
Repubblica di oggi, con un articolo di Corrado Zunino, riporta questa eventualità.
Sono troppi infatti i casi in cui si sono giocate partite che sembravano passeggiate di salute e che avevano meno credibilità di un'amichevole estiva.
La più eclatante è stata Lazio-Inter, ma per contare i tanti casi simili non bastano le dita di una mano. Gli errori di Jeda settimana scorsa, l'autogol di Mantovani e poi tanti altri episodi e episodietti che lasciano a bocca aperta chi guarda le partite. Il fair play è andato a farsi benedire...ormai.
Tuttavia nonstante questo nessuno si muove, l'unico interrogato è Mezzaroma perchè cerca di stimolare i propri giocatori a vincere....notate bene... a vincere...non a perdere...
E' incredibile come la federazione possa muoversi su un presidente che stimola la propria squadra a vincere e non indaga su una squadra che praticamente si stende a tappetino e fa vincere un'altra....
Sono storie incredibili che lasciano di sasso e che portano tutti a chiedersi che credibilità possa avere questo campionato.
Nel 2006 alcuni giocatori bianconeri vennero interrogati per molto meno...oggi nessuno si fa domande.... ma dimenticavo... la colpa era di Luciano Moggi e della Juventus... oggi è tutto pulito vero?....
L'articolo di Repubblica di Corrado Zunino
Sarà ricordata come la stagione dello "scansamose", quella che domenica prossima si porterà via l´ultimo campionato della serie A italiana. Lo striscione srotolato da due braccia nerborute nella Curva Nord dello stadio Olimpico – scansiamoci, intimava – si è fatto emblema delle partite che non si giocano, i troppi "Lazio-Inter" che inquinano il nostro calcio.
Nelle ultime giornate il dizionario da pasticceria - il biscotto, la torta - è diventato un accompagnamento stucchevole eppure accettato. Ed è davvero difficile immaginare quando il moderno calcio italiano, che negli ultimi dieci anni ha visto nove procure occuparsi di frodi sportive (due processi solo a Napoli, quattro giocatori a giudizio più due patteggiamenti a Udine, per ricordare), si affrancherà dagli accordi, dai favori, gli scambi sul campo ripagati nella successiva campagna acquisti. Si libererà dei guadagni con le scommesse sul risultato certo, e questo è il vero fenomeno emergente. L´ipotesi di diversi inquirenti ormai è esplicita: calciatori, direttori sportivi, alcuni presidenti conoscono in precedenza come finirà una partita. E puntano sul sicuro. L´inchiesta di Potenza sul presidente Giuseppe Postiglione, scommettitore seriale sul suo club, e insieme a pezzi di camorra e criminalità lucana su partite di serie A e B, ha fatto emergere una realtà diffusa.
Una ricognizione sull´annata del calcio professionistico realizzata dal punto di vista del "banco" rivela che le grandi agenzie di scommesse, italiane ed europee, hanno alzato l´allarme sulla bontà di una gara di A per 11 volte. Undici partite a rischio, puntate vietate o frenate. Compresa la prossima Catania-Genoa. Se si scende in Serie B la situazione si fa pesante: il banco ha registrato quest´anno 25 interventi "a difesa". E anche qui è già segnalato il prossimo "alarm": Piacenza-Triestina, domani pomeriggio. Il "provider" Better, che lavora il calcio per conto di Lottomatica, ha avvistato una valanga di scommesse sul pareggio, che agli ospiti in chiave salvezza serve davvero. E non ha aperto il gioco. Si è tutelato, ancora una volta. «Quest´anno siamo riusciti a salvare la pelle», commenta l´amministratore delegato di Lottomatica scommesse, Ludovico Calvi. Le agenzie italiane hanno abbassato le saracinesche dallo scorso 21 marzo, dopo aver constatato il bagno di sangue dei bookmakers inglesi su Chievo-Catania. "An italian job", titolò il "Sun". I banchi di Londra, Manchester, Dublino persero due milioni di sterline. Da noi Snai e Lottomatica, Mistertoto e Intralot avevano avvistato dal mercoledì il generoso affluire di denaro sul pareggio di Verona (1-1 con rigore di Maxi Lopez e undici errori sotto porta di Pellissier e compagni). The italian bookmakers chiusero la baracca e avvertirono i Monopoli di Stato, che girarono le informazioni al procuratore federale. «Basta distrarsi 48 ore e ti lasciano in mutande», spiega Calvi, una lunga esperienza da quotista proprio in Inghilterra, «ci sono organizzazioni capaci di muovere 50 picchettisti su 50 agenzie sul territorio. Tutti i giorni, più volte al giorno. E altrettanti sono in grado di far partire, senza mai superare i tetti massimi, le puntate su Internet».
Il Catania, quest´anno, è uscito dal palinsesto scommesse quattro volte. Già. Si è iniziato presto a scommettere strano, in questa stagione. Una settimana e due giornate dopo il Chievo si è esibito in un altro bel pari casalingo con il Parma, anticipato da forti volumi sul segno X: 46.238 euro sul pareggio per Betfair.com, il 98% delle puntate. E domenica scorsa cinque operatori non hanno aperto Bologna-Catania: 86% delle giocate sul pari, risultato confermato.
Le scommesse - che in Italia si sono affermate a partire dal 1998 - hanno cambiato le abitudini del calcio, dei suoi protagonisti. Le puntate su Internet hanno reso praticabili le scorciatoie. L´inchiesta di Udine nel 2005 accese i riflettori su ventun giocatori, tra loro Di Michele e Jankulovski, che ruotavano attorno a un´edicola nel centro della città: alcuni di loro scommettevano dagli spogliatoi del "Friuli" telefonando al giornalaio nell´intervallo della partita in corso. Il primo processo di Napoli, il "Bettarini gate", portò a un deferimento per 15 calciatori e dieci dirigenti. E´ rimasta indimenticabile Atalanta-Pistoiese, Coppa Italia 2000-2001: Doni e altri sette dopo un accordo a cena fecero scommettere parenti fino al terzo grado. Di queste recenti macerie sportive e penali nei vari campionati italiani restano trentun calciatori in attività. Un ex deferito è diventato dirigente, due ex sono diventati allenatori, quattro procuratori di calciatori.
In Serie B, tra le 25 partite segnalate dagli scommettitori c´è la vittoria del Crotone a Torino, 30 novembre scorso. Garantì un assalto di ultras granata al ristorante dove Di Michele, nel frattempo passato al Toro e oggi al Lecce, stava celebrando il compleanno e un´epurazione nella successiva campagna d´inverno: nove giocatori venduti. L´8 febbraio scorso, poi, si registrò un volume di giocate straordinarie sul 2-2 di Gallipoli-Grosseto. E risultato esatto è stato: chi scommise 100 euro arrivò a guadagnarne 1000. Due espulsi seguirono quella partita, poi le dimissioni dell´allenatore Giannini e la seconda inchiesta federale. Il Gallipoli, con i suoi cronici problemi di bilancio, sarà toccato dagli "alarm" del banco scommesse sette volte. La Salernitana, retrocessa da mesi, cinque. Il girone C della Seconda Divisione, poi, è un buco nero del calcio. Le agenzie l´hanno sospeso per mesi. Tutto è nato da un rutilante Scafatese-Monopoli: finì 3-3, "risultato fisso" pagato a 80.
A quelle latitudini, Campania profonda, i rischi di interventi delle criminalità sono reali. Un trader dei giochi, esperto di azioni e derivati che si è riadattato alla turbofinanza calcistica, racconta: «Le grandi organizzazioni del crimine guadagnano sullo spread, la variazione della quota nel corso delle partite. Si possono vincere somme considerevoli anche senza truccare il risultato finale, semplicemente forzando le dinamiche dell´incontro. E per forzare le dinamiche i portieri sono decisivi». L´anno scorso la Digos registrò una minaccia contemporanea nei confronti di quattro portieri di serie B.
Il giocatore con il computer portatile fisso sui siti di scommesse è una fotografia dei ritiri contemporanei e la specialità di stagione è diventata, appunto, lo "scansamose".
L´allenatore dell´Atalanta Bortolo Mutti ha fatto allusioni su un Cagliari-Lazio 0-2: «Si sa come vanno certe cose nel calcio...». E quelli del Genoa sono usciti da Marassi al grido di "venduti" dopo la sconfitta in casa, sempre con la Lazio. Nei bassi dello stadio, riportano le cronache, i presidenti Preziosi e Lotito si sono appartati per discutere del riscatto del centravanti Floccari. In questo caso, però, l´inchiesta federale non è partita.
mercoledì 12 maggio 2010
GIUSTIZIA A DUE VELOCITA'
Lo sospettavano in tanti e ieri ne abbiamo avuto la conferma, per l'indagine bis del procuratore Palazzi si prospettano tempi lunghi. Sembra che le nuove telefonate trascritte non saranno in aula prima di luglio. Questo veramente diventa incredibile e un esempio di giustizia a due velocita'. Avere le telefonate a luglio vuol praticamente dire che la giustizia sportiva non prendera' alcun provvedimento, perche' con i preliminari di Europa League non potrebbe essere stravolta alcuna classifica. Il massimo che i tifosi bianconeri possono chiedere, come ormai si sapeva vista la prescrizione, sara' la revoca dello scudetto di cartone.
Purtroppo questo rimane un ulteriore esempio di giustizia a due velocita' o di ingiustizia. Tutti ricordano come nel 2006 si fecero processi di piazza e sommari, degni delle migliori azioni di inquisizione, mentre ora tutto diventa lento e macchinoso. Non si capisce come mai si fece tutto veloce allora e come si poterono trascrivere cosi' velocemente quelle telefonate, che ora invece richiedono tempi biblici. Io penso che ci sarebbe molta gente disponibile a trascrivere anche di notte quelle telefonate pur di dare corso alla giustizia e arrivare alla verita'.
Purtroppo non tutti la pensano cosi' e i dubbi su questa giustizia a due tempi rimangono, dubbi sul processo e dubbi sulle decisioni prese...dubbi su quello che scrivono certi giornali...dubbi che nessuno ci sciogliera' mai...
Purtroppo questo rimane un ulteriore esempio di giustizia a due velocita' o di ingiustizia. Tutti ricordano come nel 2006 si fecero processi di piazza e sommari, degni delle migliori azioni di inquisizione, mentre ora tutto diventa lento e macchinoso. Non si capisce come mai si fece tutto veloce allora e come si poterono trascrivere cosi' velocemente quelle telefonate, che ora invece richiedono tempi biblici. Io penso che ci sarebbe molta gente disponibile a trascrivere anche di notte quelle telefonate pur di dare corso alla giustizia e arrivare alla verita'.
Purtroppo non tutti la pensano cosi' e i dubbi su questa giustizia a due tempi rimangono, dubbi sul processo e dubbi sulle decisioni prese...dubbi su quello che scrivono certi giornali...dubbi che nessuno ci sciogliera' mai...
martedì 11 maggio 2010
ERRORI DI TRASCRIZIONE?
Esistono trascrizioni e trascrizioni...
esistono verbali di interrogatori e riferimenti parziali ai verbali degli interrogatori.
Personalmente se si vuole far capire come stanno le cose bisogna riportare le cose nella loro interezza senza fare riassuntini.
Qui di seguito riporto l'interrogatorio di oggi di Ancelotti e segnalo il riassunto presente sul sito della Gazzetta dello Sport...
Ognuno si faccia le proprie idee, io non commento per non influenzare nessuno... e per non dare giudizi che potrebbero poi rivoltarsi contro di me.
Mi sono già esposto in passato e chi legge i miei editoriali qui sa come la penso sul taglio editoriale di certi pezzi.
Tuttavia se si vuole riconquistare un certo tipo di pubblico,non penso che la strada intrapresa sia quella corretta.
Dall'interrogatorio si deducono alcune cose inequivocabili:
-Ancelotti smentisce che Moggi sapesse prima le designazioni
-Ancelotti dice che Moggi aveva un rapporto confidenziale con De Santis ma che De Santis lo aveva con tutti...
-Ancelotti dice che a Perugia era successo un fatto strano, ma scagiona Collina su tutti gli episodi contro il Milan...(se sbaglia un altro scandalo se sbaglia Collina invece va bene..)
-Ancelotti conferma che il famoso gol annullato al Parma del campionato 2000-2001 era nato da un calcio d'angolo inesistente
- Ancelotti dice che quanto aveva riportato in un'intervista non era era quello che pensava...
Praticamente questo doveva essere un teste dell'accusa e anche in questo caso appare chiaro come sia praticamente a favore di tutte le tesi difensive degli imputati...
Qualcuno la pensa diversamente....
Ecco cosa riporta la Gazzetta nel riassunto della deposizione
"Ci sentivamo defraudati in quel campionato". Cosi Ancelotti al pm Narducci in aula parlando della stagione di Calciopoli. "Mai visto Moggi nello spogliatoio dell'arbitro perché io non ci sono mai stato. Gattuso mi riferì di aver visto Moggi nello spogliatoio dell'arbitro dopo uno Juve-Milan”. Poi parla dei rapporti "confidenziali" fra Moggi e l'arbitro De Santis: "Si, si davano del tu". Ma Ancelotti nega di aver sentito di condizionamenti sulla compilazione del calendario.
Di seguito tutto l'interrogatorio da juro29, ognuno faccia le proprie valutazioni...
PM: Campionato 2004/05, era allenatore del Milan, ricorda la partita Siena-Milan del 17 aprile 2005?
Ancelotti: Sì
PM: Cosa accadde nel corso dell'incontro?
Ancelotti: Siena-Milan, perdemmo 2-1, e l'arbitro era Collina; ci fu un episodio sfavorevole per un fuorigioco inesitistente e annullò un gol di Shevchenko
PM: Chi effettuò la segnalazione?
Ancelotti: L'assistente Baglioni
PM: Conosce Meani?
Ancelotti: Sì
PM: Che ruolo svolgeva nel Milan?
Ancelotti: Era l'addetto all'arbitro
PM: Lei ha fatto il viaggio di rientro da Siena con Meani
Ancelotti: Sì eravamo in auto, io e lui, perchè lui passava da Parma, dove io vivevo e mi diede un passaggio
PM: Avete parlato di quella gara?
Ancelotti: Sì, soprattutto dell'episodio, perchè era abbanstanza chiaro, e lo valutavamo molto negativamente
PM: Ricorda qualche dichiarazione che ha fatto?
Ancelotti: Le parole precise no, ma il senso era di un grave torto, perché era la fine del campionato
PM: Non ricorda altro?
Ancelotti: No
PM: Lei ha detto nel verbale di sommarie informazioni del maggio 2006 che era esterefatto "e con Meani mi sono sfogato ritenendo che quella decisone fosse frutto di una premeditata scelta. Credo di aver detto che Baglioni era stato mandato da Moggi"
Ancelotti: Se l'ho detto lo confermo
PM: Lei parlò con Meani anche della sua fase di allenatore della Juventus?
Ancelotti: No, non ho parlato di quello con Meani in quella circostanza
PM: Dallo stesso verbale si dice che avrebbe parlato con Meani, e che Moggi sapeva già dal giovedì gli arbitri della domenica, e che era già pronta la torta per la vittoria della Juventus e che erano successi fatti strani dopo Parma
Ancelotti: Non ho mai detto a Meani che Moggi mi diceva il giovedì gli arbitri della domenica, nè che stilava il calendario. Dissi solo che avevo la senszione che Moggi avesse un rapporto privilegiato con De SantisPM: Che accadde nella partita col Parma e in quella successiva a Perugia?
Ancelotti: Col Parma ci fu l'annullamento di un gol del Parma all'ultimo minuto di gioco, e questo, a livello mediatico, scatenò un putiferio e...
PM: Da chi era ebitrata?
Ancelotti: De Santis, e poi perdemmo con il Perugia
PM: Arbitro?
Ancelotti: Collina
PM: E parlò con Meani almeno di queste due gare?
Ancelotti: In questa precisa circostanza non ho parlato con Meani di altro che della gara di Siena e di quel campionato
PM: Che intende per rapporto particolare con De Santis e Moggi? Dall'attegiamento che avevano prima delle partite? Lo ha verificato durante gli anni in cui era alla Juve? E, in concreto, che intende per rapporto confidenziale?
Ancelotti: Rapporto confidenziale
PM: Tipo darsi del tu?
Ancelotti: Sì
PM: E i suoi calciatori colloquiavano con De Santis anche nello spogliatoio dell'arbitro?
Ancelotti: Io questo non l'ho mai visto, Lei si riferisce ad un racconto di Gattuso dopo un Juve-Milan, ma io non ho mai visto Moggi nello spogliatoio di De Santis
Opposizione dell' avvoccato di De Santis, che viene accolta
PM: Che tipo di racconto le ha fatto Gattuso?
Ancelotti: Che aveva visto Moggi nello spogliatio dell'arbitro
PM: Nel colloquio con Meani avete fatto riferimento ad episodi accaduti nel campionato. A quali altri si riferisce?
Ancelotti: Un Lecce-Milan, arbitro Pieri, con ammonizioni a Maldini, e Juve-Milan, arbitro Bertini dove, non ci furono concessi 2 calci di rigore, e tutto questo aveva alterato gli animi
PM: Ha mai usato l'espressione "la torta era pronta", per il campionagto 1999-2000?
Ancelotti: No, mai usata, quel campionato ce l'ho ancora addosso. Poi un fatto strano era successo, avevamo aspettato un'ora e mezza tra un tempo e l'altro. Il 2004-2005 era diverso, l'addizione di più episodi aveva fatto pensare che c'era qualcosa contro di noi
PM: In quale peirodo, quando eraallenatore della Juve, nel corso del periodo estivo, è stato mai chiesto da Moggi se, come allenatore della Juve aveva preferenze quanto agli incontri della Juve nella prima parte del campionato?
Ancelotti: No
CONTROESAME.
Difesa di Meani: Nel corso del viaggio, ricorda se Meani ricevette una telefonata da Mazzei?
Ancelotti: Ricordo.
Difesa di Meani: Ricorda il contenuto?
Ancelotti: Ricordo quello che disse Meani che era imbufalito con l'assistente, ha usato toni molto duri, riguardo alla designazione di Baglioni che riteneva inadeguato.
Difesa di Meani: Chi era l'arbitro?
Ancelotti: Collina.
Difesa di Meani: Rispetto alle inadeguatezze di Baglioni, Meani fece esprese richieste di avere specifici assistenti?
Ancelotti: No, non fece richieste, chiese solo guardalinee adeguati.
Difesa di Meani: Ricorda se fece il nome di Puglisi?
Ancelotti: No, non venne fatto.
Difesa di Meani: Ricorda episodi specifici di Puglisi?
Ancelotti: Episodi in particolare no, forse solo uno di un fallo di mani di Inzaghi.
Difesa di Meani: Ricorda se Collina arbitrò altre gare del Milan?
Ancelotti: Quella con la Juve.
Difesa di Meani: Ricorda episodi in quella gara?
Ancelotti: Un fallo di mani in area juventina ma niente di grave.
Difesa di Meani: Quindi a sfavore del Milan.
Ancelotti: Si.
Difesa di Meani: Lei dice di non ricordare una espressa richiesta di Meani di avere Puglisi.
Ancelotti: Non ci fu la richiesta.
Difesa di Meani: La partita successiva fù Milan Chievo e venne Puglisi, ricorda episodi particolari?
Ancelotti: No.
Difesa di Meani: Se le ricordo un gol annullato a Crespo?
Ancelotti: No, non ,lo ricordo.
Difesa di Meani: Ha fatto riferimento ad alcuni episodi che aumentavano la vostra arrabbiatura e parlava di una ammonizione di Maldini in Lecce Milan perchè?
Ancelotti: Perchè Maldini era diffidato e veniva squalificato per il derby e ci sembrava una ammonizione esagerata, sembrava proprio voluto.
Avv. Gallinelli (difesa De Santis): Lei ha detto che De Santis era esuberante.
Ancelotti: Sì
Avv. Gallinelli: Ha detto che dava il tu a Moggi
Ancelotti: Sì
Avv. Gallinelli: E ai giocatori?
Ancelotti: Dava del tu
Avv. Gallinelli: A Lei?
Ancelotti: A me dava del tu
Avv. Gallinelli: E agli altri dirigenti?
Ancelotti: non lo so
Avv. Gallinelli: Ha parlato dell'ammonizione a Maldini. Chi arbitrò il primo maggio Fiorentina-Milan?
Ancelotti: Non ricordo
Avv. Gallinelli: Si ricorda il risultato?
Ancelotti: No
Avv. Gallinelli: Si ricorda se l'8 maggio 2005 ci fu una gara decisiva con la Juve?
Ancelotti: Sì
Avv. Gallinelli: Sa se nella gara precedente il Milan aveva giocatori diffidati?
Ancelotti: Non la ricordo
Avv. Gallinelli: E Milan-Juve, la affrontaste con giocatori squalificati?
Ancelotti: Non credo
Avv. Gallinelli: In riferimento alla gara in cui Gattuso disse di aver visto Moggi nello spogliatoio, si ricorda in quella gara che accadde a Gattuso?
Ancelotti: Venne espulso
Avv. Gallinelli: Perchè?
Ancelotti: Per proteste.
Avv. Morescanti (difesa Fabiani): Lei sa chi dispone i calendari?
Ancelotti: La Federazione
Avv. Morescanti: Non è la Lega?
Ancelotti: Sì la Lega
Avv. Morescanti: Lei ci riferiva che Baglioni fece un errore a vostro danno, annullando un gol. Sa se Baglioni dopo quell'errore è stato fermato?
Ancelotti: Non sono al corrente.
Difesa di Bertini: Sa quante volte Bertini ha arbitrato il Milan nel 2004-05?
Ancelotti: No
Difesa di Bertini: Quindi non sa nemmeno che ha fatto con l'arbitro? Non sa se ha arbitrato un Atalanta-Milan con un epiodio a favore del Milan?
Ancelotti: Mi ricordo a stento l'episodio
Difesa di Bertini: Su Juventus-Milan, arbitro Bertini, ha parlato di due rigori non dati. Ricorda anche di un fallo di mani a vostro favore?
Ancelotti: No
Difesa di Bertini: Lei ha detto che dopo Siena si sentiva defraudato. Dopo la gara di Perugia, si sentiva altrattanto defraudauto?
Ancelotti: No, mi sembrava strano avere aspettato, e mi sembrò una decisione dovuta all'ordine pubblico
Difesa di Bertini: Sì ma non si sentiva defraudato?
Ancelotti: Non credo che fu un errore dell'arbitro.
Avv. Prioreschi (difesa Moggi): Quando definisce particolare il rapporto con Moggi da che lo ricava?
Ancelotti: Da mie valutazioni personali
Avv. Prioreschi: Juventus-Parma, gol annullato, ricorda se quel gol nasce da un angolo concesso da De Santris che era inesistente?
Ancelotti: Sì lo ricordo
Avv. Prioreschi: Juventus-Milan, ricorda di avere rilasciato dichiarazioni alla stampa su Bertini? - Prioreschi legge un articolo del corriere: "mi sono arrabbiato sui due episodi, sono due situazioni di gioco difficili ma mi sono arrabbiato". E' così?
Ancelotti: Sì
Avv. Prioreschi: Quindi erano situazioni difficili?
Ancelotti: No, quello era quello che dissi, ma non quello che pensavo, io ho sempre un profilo basso, lo feci per mantenere bassi i toni.
Ecco il Servizio integrale online di Gazzetta fonte Gazzetta.it
NAPOLI, 11 maggio 2010 - "No nessuno mi chiese se avessi delle preferenze su quali squadre incontrare nelle prime dieci partite". Carlo Ancelotti nella deposizione di oggi al processo napoletano di Calciopoli non conferma che c'era la longa manus di Moggi pure sul calendario quando lui allenava la Juve. Ma sottolinea che nel campionato di Calciopoli "successero cose strane" e che da allenatore del Milan si sentì ”defraudato” di fronte a una serie di episodi a sfavore. Poi parla del rapporto "confidenziale fra Moggi e De Santis che però era caratterialmente più estroverso degli altri arbitri. Sono stati ascoltati anche il maresciallo Di laroni, che condusse l`inchiesta sul filone schede svizzere, il guardalinee Cuttica e Fabio Vignaroli, oggi in Australia, protagonista di quel Lecce parma finito fra le carte di calciopoli. Il giocatore ha confermato quel "questa partita non la vincete" che avrebbe detto l`arbitro De Santis durante la partita. L'udienza odierna è stata dedicata pure a una nuova puntata della battaglia delle intercettazioni bis, diventate 225 con le integrazioni delle difese di Moggi e Pairetto ma anche del'accusa. Per la trascrizione ufficiale ci vorranno due mesi e quindi l`inchiesta del procuratore federale Palazzi non partirà prima del 20 luglio. Quanto alla prossima udienza del processo penale l`appuntamento è per il 25 maggio con la deposizione di Roberto Mancini, l`ultimo testimone del'accusa. Ecco la cronaca della giornata in dettaglio:
Da sinistra, Ancelotti, Giraudo e Moggi. Ap ORE 10.15, Aperta l'udienza — La difesa di Pairetto chiede di trascrivere altre trenta intercettazioni bis oltre alle 74 presentate dalla difesa di Moggi. Che a sua volta chiede altre 50 telefonate. Il pm Narducci chiarisce: “Tre anni fa tutte le intercettazioni erano depositate e nessuna difesa le ha chieste da allora. Mai. I cd contengono i brogliacci, le sintesi”. Poi Narducci chiede anche lui la trascrizione di altre 78 telefonate. In particolare di Moggi. E di Bergamo. Alcune sono con l'arbitro Trefoloni. Il pm chiede anche l'acquisizione della trasmissione Matrix con le "confessioni" di Moggi sulle schede svizzere.
ore 11, slitta l'inchiesta federcalcio — Slitta l'inchiesta della Federcalcio su Calciopoli. Il perito ha chiesto 60 giorni per trascrivere le intercettazioni bis. Il procuratore federale Palazzi potrà cominciare a lavorare solo dal 20 luglio.
ore 11.20, arriva meani — A sorpresa arriva in aula Leonardo Meani, ex addetto agli arbitri del Milan, imputato e gia condannato in sede sportiva. Come sempre presente Luciano Moggi. Per Meani è un esordio in aula. È sua la telefonata intercettata in cui parla dei racconti di Ancelotti sul sistema Moggi.
ore 12.25, ecco ancelotti — Accolto da fotografi e cameramen ha fatto il suo ingresso nell'aula 216 il tecnico del Chelsea, Carlo Ancelotti, che ha iniziato la sua deposizione come teste.
ore 13, defraudati — "Ci sentivamo defraudati in quel campionato". Cosi Ancelotti al pm Narducci in aula parlando della stagione di Calciopoli. "Mai visto Moggi nello spogliatoio dell'arbitro perché io non ci sono mai stato. Gattuso mi riferì di aver visto Moggi nello spogliatoio dell'arbitro dopo uno Juve-Milan”. Poi parla dei rapporti "confidenziali" fra Moggi e l'arbitro De Santis: "Si, si davano del tu". Ma Ancelotti nega di aver sentito di condizionamenti sulla compilazione del calendario.
ore 14.20 chiusa l'udienza — Dopo aver sentito l'ex giocatore del Parma, Vignaroli, l'udienza si conclude.
servizio della Gazzetta di
Valerio Piccioni
esistono verbali di interrogatori e riferimenti parziali ai verbali degli interrogatori.
Personalmente se si vuole far capire come stanno le cose bisogna riportare le cose nella loro interezza senza fare riassuntini.
Qui di seguito riporto l'interrogatorio di oggi di Ancelotti e segnalo il riassunto presente sul sito della Gazzetta dello Sport...
Ognuno si faccia le proprie idee, io non commento per non influenzare nessuno... e per non dare giudizi che potrebbero poi rivoltarsi contro di me.
Mi sono già esposto in passato e chi legge i miei editoriali qui sa come la penso sul taglio editoriale di certi pezzi.
Tuttavia se si vuole riconquistare un certo tipo di pubblico,non penso che la strada intrapresa sia quella corretta.
Dall'interrogatorio si deducono alcune cose inequivocabili:
-Ancelotti smentisce che Moggi sapesse prima le designazioni
-Ancelotti dice che Moggi aveva un rapporto confidenziale con De Santis ma che De Santis lo aveva con tutti...
-Ancelotti dice che a Perugia era successo un fatto strano, ma scagiona Collina su tutti gli episodi contro il Milan...(se sbaglia un altro scandalo se sbaglia Collina invece va bene..)
-Ancelotti conferma che il famoso gol annullato al Parma del campionato 2000-2001 era nato da un calcio d'angolo inesistente
- Ancelotti dice che quanto aveva riportato in un'intervista non era era quello che pensava...
Praticamente questo doveva essere un teste dell'accusa e anche in questo caso appare chiaro come sia praticamente a favore di tutte le tesi difensive degli imputati...
Qualcuno la pensa diversamente....
Ecco cosa riporta la Gazzetta nel riassunto della deposizione
"Ci sentivamo defraudati in quel campionato". Cosi Ancelotti al pm Narducci in aula parlando della stagione di Calciopoli. "Mai visto Moggi nello spogliatoio dell'arbitro perché io non ci sono mai stato. Gattuso mi riferì di aver visto Moggi nello spogliatoio dell'arbitro dopo uno Juve-Milan”. Poi parla dei rapporti "confidenziali" fra Moggi e l'arbitro De Santis: "Si, si davano del tu". Ma Ancelotti nega di aver sentito di condizionamenti sulla compilazione del calendario.
Di seguito tutto l'interrogatorio da juro29, ognuno faccia le proprie valutazioni...
PM: Campionato 2004/05, era allenatore del Milan, ricorda la partita Siena-Milan del 17 aprile 2005?
Ancelotti: Sì
PM: Cosa accadde nel corso dell'incontro?
Ancelotti: Siena-Milan, perdemmo 2-1, e l'arbitro era Collina; ci fu un episodio sfavorevole per un fuorigioco inesitistente e annullò un gol di Shevchenko
PM: Chi effettuò la segnalazione?
Ancelotti: L'assistente Baglioni
PM: Conosce Meani?
Ancelotti: Sì
PM: Che ruolo svolgeva nel Milan?
Ancelotti: Era l'addetto all'arbitro
PM: Lei ha fatto il viaggio di rientro da Siena con Meani
Ancelotti: Sì eravamo in auto, io e lui, perchè lui passava da Parma, dove io vivevo e mi diede un passaggio
PM: Avete parlato di quella gara?
Ancelotti: Sì, soprattutto dell'episodio, perchè era abbanstanza chiaro, e lo valutavamo molto negativamente
PM: Ricorda qualche dichiarazione che ha fatto?
Ancelotti: Le parole precise no, ma il senso era di un grave torto, perché era la fine del campionato
PM: Non ricorda altro?
Ancelotti: No
PM: Lei ha detto nel verbale di sommarie informazioni del maggio 2006 che era esterefatto "e con Meani mi sono sfogato ritenendo che quella decisone fosse frutto di una premeditata scelta. Credo di aver detto che Baglioni era stato mandato da Moggi"
Ancelotti: Se l'ho detto lo confermo
PM: Lei parlò con Meani anche della sua fase di allenatore della Juventus?
Ancelotti: No, non ho parlato di quello con Meani in quella circostanza
PM: Dallo stesso verbale si dice che avrebbe parlato con Meani, e che Moggi sapeva già dal giovedì gli arbitri della domenica, e che era già pronta la torta per la vittoria della Juventus e che erano successi fatti strani dopo Parma
Ancelotti: Non ho mai detto a Meani che Moggi mi diceva il giovedì gli arbitri della domenica, nè che stilava il calendario. Dissi solo che avevo la senszione che Moggi avesse un rapporto privilegiato con De SantisPM: Che accadde nella partita col Parma e in quella successiva a Perugia?
Ancelotti: Col Parma ci fu l'annullamento di un gol del Parma all'ultimo minuto di gioco, e questo, a livello mediatico, scatenò un putiferio e...
PM: Da chi era ebitrata?
Ancelotti: De Santis, e poi perdemmo con il Perugia
PM: Arbitro?
Ancelotti: Collina
PM: E parlò con Meani almeno di queste due gare?
Ancelotti: In questa precisa circostanza non ho parlato con Meani di altro che della gara di Siena e di quel campionato
PM: Che intende per rapporto particolare con De Santis e Moggi? Dall'attegiamento che avevano prima delle partite? Lo ha verificato durante gli anni in cui era alla Juve? E, in concreto, che intende per rapporto confidenziale?
Ancelotti: Rapporto confidenziale
PM: Tipo darsi del tu?
Ancelotti: Sì
PM: E i suoi calciatori colloquiavano con De Santis anche nello spogliatoio dell'arbitro?
Ancelotti: Io questo non l'ho mai visto, Lei si riferisce ad un racconto di Gattuso dopo un Juve-Milan, ma io non ho mai visto Moggi nello spogliatoio di De Santis
Opposizione dell' avvoccato di De Santis, che viene accolta
PM: Che tipo di racconto le ha fatto Gattuso?
Ancelotti: Che aveva visto Moggi nello spogliatio dell'arbitro
PM: Nel colloquio con Meani avete fatto riferimento ad episodi accaduti nel campionato. A quali altri si riferisce?
Ancelotti: Un Lecce-Milan, arbitro Pieri, con ammonizioni a Maldini, e Juve-Milan, arbitro Bertini dove, non ci furono concessi 2 calci di rigore, e tutto questo aveva alterato gli animi
PM: Ha mai usato l'espressione "la torta era pronta", per il campionagto 1999-2000?
Ancelotti: No, mai usata, quel campionato ce l'ho ancora addosso. Poi un fatto strano era successo, avevamo aspettato un'ora e mezza tra un tempo e l'altro. Il 2004-2005 era diverso, l'addizione di più episodi aveva fatto pensare che c'era qualcosa contro di noi
PM: In quale peirodo, quando eraallenatore della Juve, nel corso del periodo estivo, è stato mai chiesto da Moggi se, come allenatore della Juve aveva preferenze quanto agli incontri della Juve nella prima parte del campionato?
Ancelotti: No
CONTROESAME.
Difesa di Meani: Nel corso del viaggio, ricorda se Meani ricevette una telefonata da Mazzei?
Ancelotti: Ricordo.
Difesa di Meani: Ricorda il contenuto?
Ancelotti: Ricordo quello che disse Meani che era imbufalito con l'assistente, ha usato toni molto duri, riguardo alla designazione di Baglioni che riteneva inadeguato.
Difesa di Meani: Chi era l'arbitro?
Ancelotti: Collina.
Difesa di Meani: Rispetto alle inadeguatezze di Baglioni, Meani fece esprese richieste di avere specifici assistenti?
Ancelotti: No, non fece richieste, chiese solo guardalinee adeguati.
Difesa di Meani: Ricorda se fece il nome di Puglisi?
Ancelotti: No, non venne fatto.
Difesa di Meani: Ricorda episodi specifici di Puglisi?
Ancelotti: Episodi in particolare no, forse solo uno di un fallo di mani di Inzaghi.
Difesa di Meani: Ricorda se Collina arbitrò altre gare del Milan?
Ancelotti: Quella con la Juve.
Difesa di Meani: Ricorda episodi in quella gara?
Ancelotti: Un fallo di mani in area juventina ma niente di grave.
Difesa di Meani: Quindi a sfavore del Milan.
Ancelotti: Si.
Difesa di Meani: Lei dice di non ricordare una espressa richiesta di Meani di avere Puglisi.
Ancelotti: Non ci fu la richiesta.
Difesa di Meani: La partita successiva fù Milan Chievo e venne Puglisi, ricorda episodi particolari?
Ancelotti: No.
Difesa di Meani: Se le ricordo un gol annullato a Crespo?
Ancelotti: No, non ,lo ricordo.
Difesa di Meani: Ha fatto riferimento ad alcuni episodi che aumentavano la vostra arrabbiatura e parlava di una ammonizione di Maldini in Lecce Milan perchè?
Ancelotti: Perchè Maldini era diffidato e veniva squalificato per il derby e ci sembrava una ammonizione esagerata, sembrava proprio voluto.
Avv. Gallinelli (difesa De Santis): Lei ha detto che De Santis era esuberante.
Ancelotti: Sì
Avv. Gallinelli: Ha detto che dava il tu a Moggi
Ancelotti: Sì
Avv. Gallinelli: E ai giocatori?
Ancelotti: Dava del tu
Avv. Gallinelli: A Lei?
Ancelotti: A me dava del tu
Avv. Gallinelli: E agli altri dirigenti?
Ancelotti: non lo so
Avv. Gallinelli: Ha parlato dell'ammonizione a Maldini. Chi arbitrò il primo maggio Fiorentina-Milan?
Ancelotti: Non ricordo
Avv. Gallinelli: Si ricorda il risultato?
Ancelotti: No
Avv. Gallinelli: Si ricorda se l'8 maggio 2005 ci fu una gara decisiva con la Juve?
Ancelotti: Sì
Avv. Gallinelli: Sa se nella gara precedente il Milan aveva giocatori diffidati?
Ancelotti: Non la ricordo
Avv. Gallinelli: E Milan-Juve, la affrontaste con giocatori squalificati?
Ancelotti: Non credo
Avv. Gallinelli: In riferimento alla gara in cui Gattuso disse di aver visto Moggi nello spogliatoio, si ricorda in quella gara che accadde a Gattuso?
Ancelotti: Venne espulso
Avv. Gallinelli: Perchè?
Ancelotti: Per proteste.
Avv. Morescanti (difesa Fabiani): Lei sa chi dispone i calendari?
Ancelotti: La Federazione
Avv. Morescanti: Non è la Lega?
Ancelotti: Sì la Lega
Avv. Morescanti: Lei ci riferiva che Baglioni fece un errore a vostro danno, annullando un gol. Sa se Baglioni dopo quell'errore è stato fermato?
Ancelotti: Non sono al corrente.
Difesa di Bertini: Sa quante volte Bertini ha arbitrato il Milan nel 2004-05?
Ancelotti: No
Difesa di Bertini: Quindi non sa nemmeno che ha fatto con l'arbitro? Non sa se ha arbitrato un Atalanta-Milan con un epiodio a favore del Milan?
Ancelotti: Mi ricordo a stento l'episodio
Difesa di Bertini: Su Juventus-Milan, arbitro Bertini, ha parlato di due rigori non dati. Ricorda anche di un fallo di mani a vostro favore?
Ancelotti: No
Difesa di Bertini: Lei ha detto che dopo Siena si sentiva defraudato. Dopo la gara di Perugia, si sentiva altrattanto defraudauto?
Ancelotti: No, mi sembrava strano avere aspettato, e mi sembrò una decisione dovuta all'ordine pubblico
Difesa di Bertini: Sì ma non si sentiva defraudato?
Ancelotti: Non credo che fu un errore dell'arbitro.
Avv. Prioreschi (difesa Moggi): Quando definisce particolare il rapporto con Moggi da che lo ricava?
Ancelotti: Da mie valutazioni personali
Avv. Prioreschi: Juventus-Parma, gol annullato, ricorda se quel gol nasce da un angolo concesso da De Santris che era inesistente?
Ancelotti: Sì lo ricordo
Avv. Prioreschi: Juventus-Milan, ricorda di avere rilasciato dichiarazioni alla stampa su Bertini? - Prioreschi legge un articolo del corriere: "mi sono arrabbiato sui due episodi, sono due situazioni di gioco difficili ma mi sono arrabbiato". E' così?
Ancelotti: Sì
Avv. Prioreschi: Quindi erano situazioni difficili?
Ancelotti: No, quello era quello che dissi, ma non quello che pensavo, io ho sempre un profilo basso, lo feci per mantenere bassi i toni.
Ecco il Servizio integrale online di Gazzetta fonte Gazzetta.it
NAPOLI, 11 maggio 2010 - "No nessuno mi chiese se avessi delle preferenze su quali squadre incontrare nelle prime dieci partite". Carlo Ancelotti nella deposizione di oggi al processo napoletano di Calciopoli non conferma che c'era la longa manus di Moggi pure sul calendario quando lui allenava la Juve. Ma sottolinea che nel campionato di Calciopoli "successero cose strane" e che da allenatore del Milan si sentì ”defraudato” di fronte a una serie di episodi a sfavore. Poi parla del rapporto "confidenziale fra Moggi e De Santis che però era caratterialmente più estroverso degli altri arbitri. Sono stati ascoltati anche il maresciallo Di laroni, che condusse l`inchiesta sul filone schede svizzere, il guardalinee Cuttica e Fabio Vignaroli, oggi in Australia, protagonista di quel Lecce parma finito fra le carte di calciopoli. Il giocatore ha confermato quel "questa partita non la vincete" che avrebbe detto l`arbitro De Santis durante la partita. L'udienza odierna è stata dedicata pure a una nuova puntata della battaglia delle intercettazioni bis, diventate 225 con le integrazioni delle difese di Moggi e Pairetto ma anche del'accusa. Per la trascrizione ufficiale ci vorranno due mesi e quindi l`inchiesta del procuratore federale Palazzi non partirà prima del 20 luglio. Quanto alla prossima udienza del processo penale l`appuntamento è per il 25 maggio con la deposizione di Roberto Mancini, l`ultimo testimone del'accusa. Ecco la cronaca della giornata in dettaglio:
Da sinistra, Ancelotti, Giraudo e Moggi. Ap ORE 10.15, Aperta l'udienza — La difesa di Pairetto chiede di trascrivere altre trenta intercettazioni bis oltre alle 74 presentate dalla difesa di Moggi. Che a sua volta chiede altre 50 telefonate. Il pm Narducci chiarisce: “Tre anni fa tutte le intercettazioni erano depositate e nessuna difesa le ha chieste da allora. Mai. I cd contengono i brogliacci, le sintesi”. Poi Narducci chiede anche lui la trascrizione di altre 78 telefonate. In particolare di Moggi. E di Bergamo. Alcune sono con l'arbitro Trefoloni. Il pm chiede anche l'acquisizione della trasmissione Matrix con le "confessioni" di Moggi sulle schede svizzere.
ore 11, slitta l'inchiesta federcalcio — Slitta l'inchiesta della Federcalcio su Calciopoli. Il perito ha chiesto 60 giorni per trascrivere le intercettazioni bis. Il procuratore federale Palazzi potrà cominciare a lavorare solo dal 20 luglio.
ore 11.20, arriva meani — A sorpresa arriva in aula Leonardo Meani, ex addetto agli arbitri del Milan, imputato e gia condannato in sede sportiva. Come sempre presente Luciano Moggi. Per Meani è un esordio in aula. È sua la telefonata intercettata in cui parla dei racconti di Ancelotti sul sistema Moggi.
ore 12.25, ecco ancelotti — Accolto da fotografi e cameramen ha fatto il suo ingresso nell'aula 216 il tecnico del Chelsea, Carlo Ancelotti, che ha iniziato la sua deposizione come teste.
ore 13, defraudati — "Ci sentivamo defraudati in quel campionato". Cosi Ancelotti al pm Narducci in aula parlando della stagione di Calciopoli. "Mai visto Moggi nello spogliatoio dell'arbitro perché io non ci sono mai stato. Gattuso mi riferì di aver visto Moggi nello spogliatoio dell'arbitro dopo uno Juve-Milan”. Poi parla dei rapporti "confidenziali" fra Moggi e l'arbitro De Santis: "Si, si davano del tu". Ma Ancelotti nega di aver sentito di condizionamenti sulla compilazione del calendario.
ore 14.20 chiusa l'udienza — Dopo aver sentito l'ex giocatore del Parma, Vignaroli, l'udienza si conclude.
servizio della Gazzetta di
Valerio Piccioni
Iscriviti a:
Post (Atom)