In questi giorni si assiste su molte tv e radio alla celebrazione della Juventus. Se da un lato risulta giusto celebrare il lavoro di un buon gruppo, di una società che deve ripartire e di un buon allenatore come Del Neri, dall'altro ci appare sensato anche usare un pò di acqua per spegnere facili entusiasmi che potrebbero nascere ora, portando alla perdita di quell'umiltà che a Milano è stata determinante.
La squadra ha fatto 15 punti sui 27 possibili, un buon bottino, sicuramente ma non ottimo. La squadra è giovane e sta crescendo, ma per essere pronta per i grandi obiettivi serve continuità, la stessa continuità mostrata nelle ultime partite. Per fare il grande salto nulla appare migliore delle partite con Salisburgo e Cesena. Partite con squadre non proibitive ma buone che, però, potrebbero rappresentare un duro ostacolo. Tutti sanno che i trofei si vincono con le piccole e proprio le piccole (Bologna, Bari, Salisburgo, Lech), hanno messo a dura prova la Juventus quest'anno.
Ci vorrà, quindi lo stesso spirito mostrato con il Milan, la classe di Krasic (solo per il Salisburgo) e la forza del gruppo.
Due vittorie, potrebbero sul serio lanciare la Juventus nell'Olimpo e in quel caso non ci sarebbe più bisogno di chiamare i pompieri per spegnere i facili entusiasmi, in quel caso bisognerebbe alzare l'asticella degli obiettivi.
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martedì 2 novembre 2010
COSI' LONTANO COSI' VICINO
Secondo il sito inglese caughtoffside.com il Manchester United ha iniziato la scorsa settimana una trattativa con l'Atletico Madrid per il trasferimento del portiere David De Gea, la base della trattativa sarebbe sui diciotto milioni di sterline. Secondo il tabloid News of the World, questo sarebbe un segnale della volontà dei Red Devils di mantenere la loro promessa a Wayne Rooney per un Manchester capace di competere ai massimi livelli. L'acquisto del diciannovenne De Gea sarebbe un colpo importante e allontanerebbe quasi definitivamente Gigi Buffon da Manchester. Il giovane portiere spagnolo, considerato in patria l'erede di Iker Casillas ha mostrato maturità incredibile vincendo nella scorsa stagione l'Europa League e quest'anno la Supercoppa Europea.
A Torino, forse qualcuno, storcerà il naso, la cessione di Buffon, poteva portare nuovo denaro fresco e sgravare di un ingaggio pesante. Sicuramente non storceranno il naso i tifosi che a Buffon sono legatissimi. Complici anche le belle parate di Storari e l'infortunio, dell'assenza di Buffon non si parla molto, ma aver fuori il miglior portiere al mondo, capace di garantire come hanno sempre sostenuto tutti 15/20 punti a stagione, sicuramente pesa. Noi aspettiamo con ansia in ritorno di Gigi, importante anche a livello di sicurezza del reparto difensivo e di gruppo. Sicuramente Storari ha fatto benissimo e gli vanno fatti i complimenti per l'ottimo inizio di stagione, ma rimaniamo convinti che con Buffon la squadra potrà fare un ulteriore salto in avanti, un Buffon che per molti nei mesi scorsi è stato "lontano", ma che secondo noi con il possibile passaggio di De Gea a Manchester è più vicino che mai a rimanere a Torino.
A Torino, forse qualcuno, storcerà il naso, la cessione di Buffon, poteva portare nuovo denaro fresco e sgravare di un ingaggio pesante. Sicuramente non storceranno il naso i tifosi che a Buffon sono legatissimi. Complici anche le belle parate di Storari e l'infortunio, dell'assenza di Buffon non si parla molto, ma aver fuori il miglior portiere al mondo, capace di garantire come hanno sempre sostenuto tutti 15/20 punti a stagione, sicuramente pesa. Noi aspettiamo con ansia in ritorno di Gigi, importante anche a livello di sicurezza del reparto difensivo e di gruppo. Sicuramente Storari ha fatto benissimo e gli vanno fatti i complimenti per l'ottimo inizio di stagione, ma rimaniamo convinti che con Buffon la squadra potrà fare un ulteriore salto in avanti, un Buffon che per molti nei mesi scorsi è stato "lontano", ma che secondo noi con il possibile passaggio di De Gea a Manchester è più vicino che mai a rimanere a Torino.
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lunedì 1 novembre 2010
Pepe alla Di Livio?
Mancano tutti i difensori? No problem, ci pensa Pepe.
«Pepe alla Zambrotta? Ma che siete matti? Zambrotta è stato il miglior terzino del mondo, io l’ho fatto per la prima volta. Zambrotta querela e c’ha ragione! Non è il mio ruolo, ma sono pronto a rifarlo, perché questa la mentalità di questa squadra e sono orgoglioso di farne parte».
Pepe pronto a fare il terzino? Ed ecco subito i paragoni, alcuni parlano di Zambrotta, altri lo paragonano ai grandi attaccandi pronti al sacrificio. Spero che non si offenda nessuno se lo paragoniamo ad Angelo di Livio il grande "soldatino" che seppe diventare generale con Trapattoni e Lippi vincendo scudetto e coppa Italia nel 1994-95, Supercoppa di Lega e Champions League la stagione successiva, Coppa Intercontinentale, Supercoppa europea e scudetto nel 1996-97, ancora scudetto. Forse Pepe si acconterebbe di vincere meno del suo predecessore che come lui aveva iniziato nelle giovanili giallorosse, solo un caso?
«Pepe alla Zambrotta? Ma che siete matti? Zambrotta è stato il miglior terzino del mondo, io l’ho fatto per la prima volta. Zambrotta querela e c’ha ragione! Non è il mio ruolo, ma sono pronto a rifarlo, perché questa la mentalità di questa squadra e sono orgoglioso di farne parte».
Pepe pronto a fare il terzino? Ed ecco subito i paragoni, alcuni parlano di Zambrotta, altri lo paragonano ai grandi attaccandi pronti al sacrificio. Spero che non si offenda nessuno se lo paragoniamo ad Angelo di Livio il grande "soldatino" che seppe diventare generale con Trapattoni e Lippi vincendo scudetto e coppa Italia nel 1994-95, Supercoppa di Lega e Champions League la stagione successiva, Coppa Intercontinentale, Supercoppa europea e scudetto nel 1996-97, ancora scudetto. Forse Pepe si acconterebbe di vincere meno del suo predecessore che come lui aveva iniziato nelle giovanili giallorosse, solo un caso?
TASTIERA VELENOSA: PARAGONI IRREALI
Anche oggi, per l'ennesima volta registriamo un attacco alla Juventus e come al solito al suo passato e alla sua storia.
Un attacco alla verità, con le solite prove mancanti e illazioni.
Un attacco farcito di paragoni che non stanno in cielo... figuriamoci in terra.
In un articolo Ziliani dice: "... Nell'ultima assemblea dei soci, Andrea Agnelli, fu Umberto, ha detto papale papale che la Juventus è pronta a chiedere la restituzione degli scudetti 2OO4-O5 e 2OO5-O6 e ha aggiunto, perché fosse chiaro il concetto, che personalmente nutre grande stima nei confronti di Luciano Moggi, sentimento che peraltro non ha mai voluto nascondere. Un po' come se Stefano Tanzi, oggi, se ne uscisse a dire che la sua famiglia è pronta a chiedere la restituzione dei soldi dati in risarcimento ai poveri truffati detentori dei bond-Parmalat e aggiungesse che personalmente nutre grande stima nei confronti del padre Callisto, che alcuni dicono aver ridotto sul lastrico migliaia di famiglie, ma che invece è pronto a dimostrare la sua innocenza.".
Ci chiediamo come sia possibile paragonare le vicende Parmalat a quelle della Juventus. A parte il fatto che quel Parma era figlio di conti poco chiari, il paragone ci appare del tutto irrealistico.
Fino a prova contraria Moggi non ha mai fatto quello che è stato attribuito a Tanzi e un paragone del genere appare irriverente e del tutto immotivato oltre che poco fondato.
Tuttavia su un altro stralcio di articolo ci facciamo altre domande:
“Tutti gli scudetti che ho vinto alla Juve sono meritati e li sento miei”, ha detto il capitano che vuole giocare fino a 4O anni e magari, perché no?, fino a 5O. Certamente. Del Piero però lo vada a spiegare, ad uno ad uno, ai suoi colleghi degli altri 19 club di serie A che in allenamento ci mettevano lo stesso impegno ma poi perdevano, perché c'era chi truccava le carte. E lo vada a spiegare ai colleghi del Brescia e del Bologna che a fine campionato finivano in B perché ad arbitrare le partite contro la Juventus la bocciofila mandava Trefoloni e Pieri. Perché le partite non fossero partite.
Come si fa a sostenere che le altre società perdevano perchè venivano truccate le carte. E' possibile che qualcuno scriva ancora queste cose, senza avere delle prove. Qui si parla di partite truccatem arbirtri corrotti, quando le prove non ci sono. Che giovamento aveva la Juventus dal fatto che Bologna e Brescia andassero in B?.
Possibile che alcuni giornalisti vogliono ancora far credere alla gente che l cupola esisteva quando chi doveva sostenere questa tesi davanti a un magistrato e testimoni non è stato capace di farlo?
In un altro articolo Ziliani se la prendeva con Mancini perchè sotto giuramento non aveva saputo mantenere la versione detta in precedenza, ma come lui hanno fatto tutti i testimoni.
Dove sono i testimoni contro la Juventus? Se questi giornalisti saranno capaci di trovare prove concrete allora sarà giusto sostenere l'accusa, in caso contrario, appare chiaro come tutto sia veramente solo una versione piena di parole ma povera di sostanza.
Alla cupula crede ormai solo chi crede nell'innocenza di Saddam Hussein per fare un paragone forte.... ma se c'è qualcuno che ha paragonato la vicenda Juventus a quella Parmalat dove famiglie hanno sofferto davvero allora ogni paragone è lecito.
ecco l'articolo tratto dal sito di Paolo Ziliani
E' ufficiale: Andrea Agnelli ha assunto in toto l'eredità (sportiva) di suo padre Umberto. Eh sì. Se Umberto Agnelli, l'uomo che portò alla Juve la Triade Moggi-Giraudo-Bettega, è ricordato da tutti come un dirigente tanto abile quanto freddo e cinico, Andrea Agnelli, che poi sarebbe suo figlio, lo sta incalzando da vicino in fatto di pelo sullo stomaco. E se il buon giorno si vede dal mattino, al Piccolo Principe basterà una stagione – la prima da presidente della Juventus – per far dimenticare le gesta del padre: che al confronto rischia di rimediare la figura della mammoletta. Nell'ultima assemblea dei soci, Andrea Agnelli, fu Umberto, ha detto papale papale che la Juventus è pronta a chiedere la restituzione degli scudetti 2OO4-O5 e 2OO5-O6 e ha aggiunto, perché fosse chiaro il concetto, che personalmente nutre grande stima nei confronti di Luciano Moggi, sentimento che peraltro non ha mai voluto nascondere. Un po' come se Stefano Tanzi, oggi, se ne uscisse a dire che la sua famiglia è pronta a chiedere la restituzione dei soldi dati in risarcimento ai poveri truffati detentori dei bond-Parmalat e aggiungesse che personalmente nutre grande stima nei confronti del padre Callisto, che alcuni dicono aver ridotto sul lastrico migliaia di famiglie, ma che invece è pronto a dimostrare la sua innocenza.
Insomma, a tutto c'è un limite, ma evidentemente per il Piccolo Principe un limite non esiste: e di certo non furono Moggi e la Juve di suo padre ad oltrepassarlo. Per Andrea Agnelli le malefatte di Moggi & company, così abnormi, sfacciate e reiterate nel tempo da indurre il club stesso a implorare, in sede di processo sportivo, la serie B con penalizzazione nella speranza di evitare una pena più severa che avrebbe cancellato la Juventus da ogni mappa calcistica: le malefatte di Moggi & C., dicevamo, per Andrea Agnelli non sono mai esistite. E non appena la Juventus proverà la sua innocenza, il Piccolo Principe è pronto a chiedere la restituzione dei due scudetti sgraffignati da una banda di cospiratori nemici della Real Casa. Tutto questo a dispetto di sentenze di colpevolezza riconosciute in ogni grado di giudizio dai tribunali sportivi e ormai passate in giudicato; e a dispetto della sentenza di colpevolezza nei confronti del massimo dirigente del club, l'amministratore delegato Antonio Giraudo, condannato in sede penale a 3 anni di reclusione per frode sportiva e associazione a delinquere (in combutta col presidente degli arbitri Lanese e con l'arbitro Pieri), pena ridotta di un terzo per il rito abbreviato; e mentre ancora si attende di conoscere il destino di Luciano Moggi, che invece ha preferito affrontare l'iter processuale standard assieme ai compagni di merende Bergamo, Pairetto e De Santis.
Ad Andrea Agnelli tutto questo non interessa e in un certo senso ha ragione. Quando papà Umberto portò Moggi alla Juventus, sedici anni fa, e l'Avvocato (il fratello Gianni) commentò dicendo che si trattava di “un male necessario”, tutto era molto chiaro: in quella lettera d'assunzione e in quella spiegazione c'era il Manifesto della filosofia juventina. E cioè vincere il più possibile, a qualunque costo e con qualsiasi mezzo. E se per farlo si fosse reso necessario creare un Rotary del pallone – o una bocciofila, fate voi – con designatori, dirigenti arbitrali, dirigenti federali, arbitri e giornalisti, tanto meglio. La Juve avrebbe vinto facile, alla bocciofila avrebbero fatto bisboccia e chisseneimporta degli sforzi a vuoto e dell'impegno a perdere di quei gonzi degli avversari.
L'uscita di Andrea Agnelli all'assemblea dei soci segue di pochi giorni quella dell'ineffabile capitan Del Piero, ormai l'ologramma di se stesso, sul banco dei testimoni al processo di Napoli. “Tutti gli scudetti che ho vinto alla Juve sono meritati e li sento miei”, ha detto il capitano che vuole giocare fino a 4O anni e magari, perché no?, fino a 5O. Certamente. Del Piero però lo vada a spiegare, ad uno ad uno, ai suoi colleghi degli altri 19 club di serie A che in allenamento ci mettevano lo stesso impegno ma poi perdevano, perché c'era chi truccava le carte. E lo vada a spiegare ai colleghi del Brescia e del Bologna che a fine campionato finivano in B perché ad arbitrare le partite contro la Juventus la bocciofila mandava Trefoloni e Pieri. Perché le partite non fossero partite.
È ufficiale: con Andrea Agnelli alla Juve è arrivata la restaurazione. E chissà, magari è già partita sottotraccia l'operazione-recupero di Luciano Moggi. Come si dice in questi casi: il mondo è bello perché è vario. Signore e signori, ne vedremo delle belle.
Un attacco alla verità, con le solite prove mancanti e illazioni.
Un attacco farcito di paragoni che non stanno in cielo... figuriamoci in terra.
In un articolo Ziliani dice: "... Nell'ultima assemblea dei soci, Andrea Agnelli, fu Umberto, ha detto papale papale che la Juventus è pronta a chiedere la restituzione degli scudetti 2OO4-O5 e 2OO5-O6 e ha aggiunto, perché fosse chiaro il concetto, che personalmente nutre grande stima nei confronti di Luciano Moggi, sentimento che peraltro non ha mai voluto nascondere. Un po' come se Stefano Tanzi, oggi, se ne uscisse a dire che la sua famiglia è pronta a chiedere la restituzione dei soldi dati in risarcimento ai poveri truffati detentori dei bond-Parmalat e aggiungesse che personalmente nutre grande stima nei confronti del padre Callisto, che alcuni dicono aver ridotto sul lastrico migliaia di famiglie, ma che invece è pronto a dimostrare la sua innocenza.".
Ci chiediamo come sia possibile paragonare le vicende Parmalat a quelle della Juventus. A parte il fatto che quel Parma era figlio di conti poco chiari, il paragone ci appare del tutto irrealistico.
Fino a prova contraria Moggi non ha mai fatto quello che è stato attribuito a Tanzi e un paragone del genere appare irriverente e del tutto immotivato oltre che poco fondato.
Tuttavia su un altro stralcio di articolo ci facciamo altre domande:
“Tutti gli scudetti che ho vinto alla Juve sono meritati e li sento miei”, ha detto il capitano che vuole giocare fino a 4O anni e magari, perché no?, fino a 5O. Certamente. Del Piero però lo vada a spiegare, ad uno ad uno, ai suoi colleghi degli altri 19 club di serie A che in allenamento ci mettevano lo stesso impegno ma poi perdevano, perché c'era chi truccava le carte. E lo vada a spiegare ai colleghi del Brescia e del Bologna che a fine campionato finivano in B perché ad arbitrare le partite contro la Juventus la bocciofila mandava Trefoloni e Pieri. Perché le partite non fossero partite.
Come si fa a sostenere che le altre società perdevano perchè venivano truccate le carte. E' possibile che qualcuno scriva ancora queste cose, senza avere delle prove. Qui si parla di partite truccatem arbirtri corrotti, quando le prove non ci sono. Che giovamento aveva la Juventus dal fatto che Bologna e Brescia andassero in B?.
Possibile che alcuni giornalisti vogliono ancora far credere alla gente che l cupola esisteva quando chi doveva sostenere questa tesi davanti a un magistrato e testimoni non è stato capace di farlo?
In un altro articolo Ziliani se la prendeva con Mancini perchè sotto giuramento non aveva saputo mantenere la versione detta in precedenza, ma come lui hanno fatto tutti i testimoni.
Dove sono i testimoni contro la Juventus? Se questi giornalisti saranno capaci di trovare prove concrete allora sarà giusto sostenere l'accusa, in caso contrario, appare chiaro come tutto sia veramente solo una versione piena di parole ma povera di sostanza.
Alla cupula crede ormai solo chi crede nell'innocenza di Saddam Hussein per fare un paragone forte.... ma se c'è qualcuno che ha paragonato la vicenda Juventus a quella Parmalat dove famiglie hanno sofferto davvero allora ogni paragone è lecito.
ecco l'articolo tratto dal sito di Paolo Ziliani
E' ufficiale: Andrea Agnelli ha assunto in toto l'eredità (sportiva) di suo padre Umberto. Eh sì. Se Umberto Agnelli, l'uomo che portò alla Juve la Triade Moggi-Giraudo-Bettega, è ricordato da tutti come un dirigente tanto abile quanto freddo e cinico, Andrea Agnelli, che poi sarebbe suo figlio, lo sta incalzando da vicino in fatto di pelo sullo stomaco. E se il buon giorno si vede dal mattino, al Piccolo Principe basterà una stagione – la prima da presidente della Juventus – per far dimenticare le gesta del padre: che al confronto rischia di rimediare la figura della mammoletta. Nell'ultima assemblea dei soci, Andrea Agnelli, fu Umberto, ha detto papale papale che la Juventus è pronta a chiedere la restituzione degli scudetti 2OO4-O5 e 2OO5-O6 e ha aggiunto, perché fosse chiaro il concetto, che personalmente nutre grande stima nei confronti di Luciano Moggi, sentimento che peraltro non ha mai voluto nascondere. Un po' come se Stefano Tanzi, oggi, se ne uscisse a dire che la sua famiglia è pronta a chiedere la restituzione dei soldi dati in risarcimento ai poveri truffati detentori dei bond-Parmalat e aggiungesse che personalmente nutre grande stima nei confronti del padre Callisto, che alcuni dicono aver ridotto sul lastrico migliaia di famiglie, ma che invece è pronto a dimostrare la sua innocenza.
Insomma, a tutto c'è un limite, ma evidentemente per il Piccolo Principe un limite non esiste: e di certo non furono Moggi e la Juve di suo padre ad oltrepassarlo. Per Andrea Agnelli le malefatte di Moggi & company, così abnormi, sfacciate e reiterate nel tempo da indurre il club stesso a implorare, in sede di processo sportivo, la serie B con penalizzazione nella speranza di evitare una pena più severa che avrebbe cancellato la Juventus da ogni mappa calcistica: le malefatte di Moggi & C., dicevamo, per Andrea Agnelli non sono mai esistite. E non appena la Juventus proverà la sua innocenza, il Piccolo Principe è pronto a chiedere la restituzione dei due scudetti sgraffignati da una banda di cospiratori nemici della Real Casa. Tutto questo a dispetto di sentenze di colpevolezza riconosciute in ogni grado di giudizio dai tribunali sportivi e ormai passate in giudicato; e a dispetto della sentenza di colpevolezza nei confronti del massimo dirigente del club, l'amministratore delegato Antonio Giraudo, condannato in sede penale a 3 anni di reclusione per frode sportiva e associazione a delinquere (in combutta col presidente degli arbitri Lanese e con l'arbitro Pieri), pena ridotta di un terzo per il rito abbreviato; e mentre ancora si attende di conoscere il destino di Luciano Moggi, che invece ha preferito affrontare l'iter processuale standard assieme ai compagni di merende Bergamo, Pairetto e De Santis.
Ad Andrea Agnelli tutto questo non interessa e in un certo senso ha ragione. Quando papà Umberto portò Moggi alla Juventus, sedici anni fa, e l'Avvocato (il fratello Gianni) commentò dicendo che si trattava di “un male necessario”, tutto era molto chiaro: in quella lettera d'assunzione e in quella spiegazione c'era il Manifesto della filosofia juventina. E cioè vincere il più possibile, a qualunque costo e con qualsiasi mezzo. E se per farlo si fosse reso necessario creare un Rotary del pallone – o una bocciofila, fate voi – con designatori, dirigenti arbitrali, dirigenti federali, arbitri e giornalisti, tanto meglio. La Juve avrebbe vinto facile, alla bocciofila avrebbero fatto bisboccia e chisseneimporta degli sforzi a vuoto e dell'impegno a perdere di quei gonzi degli avversari.
L'uscita di Andrea Agnelli all'assemblea dei soci segue di pochi giorni quella dell'ineffabile capitan Del Piero, ormai l'ologramma di se stesso, sul banco dei testimoni al processo di Napoli. “Tutti gli scudetti che ho vinto alla Juve sono meritati e li sento miei”, ha detto il capitano che vuole giocare fino a 4O anni e magari, perché no?, fino a 5O. Certamente. Del Piero però lo vada a spiegare, ad uno ad uno, ai suoi colleghi degli altri 19 club di serie A che in allenamento ci mettevano lo stesso impegno ma poi perdevano, perché c'era chi truccava le carte. E lo vada a spiegare ai colleghi del Brescia e del Bologna che a fine campionato finivano in B perché ad arbitrare le partite contro la Juventus la bocciofila mandava Trefoloni e Pieri. Perché le partite non fossero partite.
È ufficiale: con Andrea Agnelli alla Juve è arrivata la restaurazione. E chissà, magari è già partita sottotraccia l'operazione-recupero di Luciano Moggi. Come si dice in questi casi: il mondo è bello perché è vario. Signore e signori, ne vedremo delle belle.
A volte ritornano...
Sara' per la vicinanza di Halloween e la notte delle streghe, sara' perché ora c'e' più bisogno che mai di tutti, ma Grosso e Salihamidzic sono più vicini che mai al reintegro in rosa. Sono mesi che i tifosi li hanno visti correre ai margini, quasi come indesiderati per colpa di qualche cessione mancata o altri motivi sconosciuti. Grosso e Salihamidzic sono sempre stati professionisti e ora tocca dimostrarlo con i fatti oltre che con le parole. Con De Ceglie fuori tre mesi, Grygera uno e Traore' oggetto misterioso, il bosniaco e l'ex campione del Mondo sono due soluzioni che potrebbero dare una mano. Il bosniaco poi potrebbe anche diventare jolly prezioso per convincere Dzeko a nuove scelte di vita. A Del Neri e Marotta la decisione finale, noi almeno su Brazzo la nostra posizione l'abbiamo presa.
SERVE CASSANO?
Serve Cassano? Se lo chiedono in molti. A Genova i tifosi se l'erano chiesto l'anno passato dopo le quattro vittorie consecutive senza di lui e se lo chiedono oggi dopo la vittoria a Cesena firmata Pazzini. A Torino i tifosi bianconeri sj fanno le stesse domande perché non si possono buttare via risorse perché ci sono altre priorità da coprire (vedi difesa e fasce). Cosa potrebbe portare Cassano a questa Juventus? Sicuramente fantasia, classe, imprevedibilità e belle giocate. Il modulo sarebbe un 4-4-2 mascherato in 4-3-2-1 con Krasic, Cassano e magari Quagliarella dietro l'unica punta. Ma Cassano sarebbe un valore aggiunto o una pericolosa mina vagante in società ? La risposta non siamo in grado di darla. L'unico capace di rispondere e' lo stesso Cassano. Alla Juventus tutto e' amplificato, anche le pressioni. Se Cassano vuole venire a Torino deve assolutamente smetterla con le "cassanate" perché al primo errore si troverebbe irrimediabilmente fuori e tutto quanto fatto di buono in questi anni verrebbe cancellato. Allo stesso tempo venire a Torino sarebbe per lui, forse l'ultima occasione per vincere. Vale la pena cambiare? Secondo noi si...alla Juventus un Cassano fantasioso e disciplinato serve, soprattutto a prezzo di saldo. Un Cassano fuori dagli schemi che non rispetta la regole e' meglio, invece, che resti a Quarto, perchè il piccole fiore bianconero ha bisogno di buona linfa e non di vento e tempesta.
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